Zuccatelli, Gino Strada, la Madonna del Pilerio e i Gatti di Vicolo Miracoli

Quel pasticciaccio brutto della Sanità in Calabria tra sacro e profano. Dal peccato originale di Bersani al salvifico intervento di Francesco da Paola, passando per il fondatore di Emergency ed una ultrafemminista Maria

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di Antonella Grippo
14 novembre 2020
09:50
Fotomontaggio Nino Florenzano
Fotomontaggio Nino Florenzano

Vasco Rossi l'aveva previsto in larghissimo anticipo: "È colpa di Alfredo". Il riferimento ad un prozio di Bersani, scarso al tressette e senza la necessaria "cazzimma" per dirigere la sezione del P.C.I. di Casalpusterlengo, oggi, alla luce dell'ennesimo disastro sanitario in Calabria, appare chiarissimo.


Ma procediamo con ordine.
Bersy, al pari del congiunto Alfredo, ha sempre dato l'impressione del due di coppe quando la briscola è a bastone. Tanto è vero che persino Matteo Renzi, nato da una relazione bugiarda tra mastro Geppetto, una spatola, un punteruolo, un punzone ed il centrista Castagnetti, è riuscito più volte ad infinocchiarlo. Pierluigi, per anni, si dedica alle min(on)oranze funebri del Pd, senza successo alcuno. Cosicché, stanti i risultati, molla i dem e fonda Leu, con Zuccatelli, Speranza e Grasso (che non cola più).


 

Grazie all'avvento del Conte bis, Speranza, per intercessione del Cristo di Maratea, diventa Ministro. Zuccatelli, invece, in nome della seguente autocertificazione "son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato", si piazza in Calabria, quale Commissario della Salute. A questo punto si incazzano tutti, compreso Orlandino Greco. Ergo, a Giuseppi, giocoforza, non resta che implorare Gino Strada perché moltiplichi pani, pesci, tamponi, ospedali da campo, terapie intensive, medici e barellieri. Del resto, Strada è, in materia, il Numero Uno. La Madonna del Pilerio, però, va su tutte le furie e sbotta: «Sono io la titolare dei miracoli! La verità è che non volete una donna alla Sanità. Maschilisti!».


Prova a rassicurarla Mario Occhiuto: «Maria, con la doppia preferenza di genere potrai rifarti alle prossime regionali». Nostra Signora ribatte: «Cosa? Fammi capire, dovrei candidarmi in coppia con Giuseppe Graziano dell'Udc? Mai! Piuttosto mi converto a Lotta Continua. Chiamatemi solo quando avrete istituito le preferenze di talento. Non amo le quote sceme che virano al rosa antico».

 

Nel frattempo, Zuccatelli non molla il colpo. Di contro, Gino Strada sbarca clandestinamente in Calabria in modo che non se ne avveda e non la prenda male Nino Spirlì, strenuo difensore della calabresità e dei suoi eminenti rappresentanti. Eccoli, nell'ordine: Borghezio, Calderoli, i Gatti di Vicolo Miracoli, Ric e Gian, Cochi e Renato, Gaspare e Zuzzurro, il Riccardo di Gaber che "da solo gioca al biliardo", Gian Marco Centinaio e tutti i Brambilla di Segrate.

 

Intanto, all'Annunziata di Cosenza viene giù tutto. Vincenzo De Luca, in uno slancio di generosità, offre gratuitamente la superconsulenza di San Gennaro, il quale è costretto a rinunciare dal momento che risulta essere coinvolto nell'inchiesta per contrabbando di bombole d'ossigeno e di intere partite avariate di sangue liquefatto al Pugliese Ciaccio, in concorso con la Grippo e Zavettieri. Insomma, i soliti socialisti. Sennonché, grazie al guizzo di Enzo Filìa, entra in scena un certo Francesco da Paola, noto per il suo temperamento cazzuto. Il Santissimo detta le sue condizioni: «Nessun avvicendamento con Mario Draghi e, soprattutto, nessun collegamento televisivo con La vita in diretta di Alberto Matano, troppo timorato di Dio e di San Vitaliano». Amen.

Giornalista
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