Le precisazioni dell'avvocato del colonnello Merone e la nostra controreplica

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota del legale in merito a un articolo pubblicato sulla nostra testata. A margine le nostre precisazioni

19 giugno 2020
12:12

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota inviata dall'avvocato Massimo Zaccardo per conto del colonnello Merone in relazione all'articolo pubblicato sulla nostra testata il 17 giugno 2020 («Gratteri? Pazzo, onesto e pericoloso». Ecco perché il procuratore è a rischio):

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Ho ricevuto incarico dal colonnello Francesco Merone di stigmatizzare la colpevole e lesiva narrazione apparsa sul sito on line della vostra testata in data 17.06.2020 relativa a fatti che lo coinvolgono direttamente sebbene sprovvisti di alcun nesso causale con i contenuti dell'inchiesta giudiziaria denominate Rinascita Scott nella quale, come peraltro candidamente riportato dallo stesso autore dell'articolo, il colonnello Merone non era e non è tra i 479 indagati neanche in termini di sospetto.

Cie premesso è evidente che la scriteriata narrazione dei fatti assume connotati altamente diffamatori giacchè non corrisponde affatto alla divulgazione di una notizia riferibile agli atti del procedimento penale per la quale si sarebbero posti i problemi di verificare il rispetto dei limiti all'esercizio del diritto di cronaca ed il riscontro dell'interesse pubblico alla conoscenza.

Il riportare, quindi, notizie relativi a fatti non apprezzati e non esaminati dall'autorita giudiziaria procedente, non rappresenta esercizio del diritto di cronaca ma abusiva iniziativa, frutto delle perverse congetture del giornalista che non hanno e non avevano il minimo riscontro negli atti del procedimento penale. Con la sua aberrante iniziativa, reiterata nel tempo con certosina attenzione, (identica diffusione era stata data nel dicembre 2019 allorquando furono eseguite le prime misure cautelari personali e reali ai danni di alcuni indagati) il giornalista ha dimostrato di seguire una strategia del tutto personale, fatta di collegamenti sconosciuti persino all'autorità giudiziaria procedente figlia del suo personale accanimento verso il colonnello Merone, ennesimo tassello di un inquietante mosaico destinato, esclusivamente, a screditare e ledere la reputazione e la dignità del colonnello Francesco Merone.

Il giornalista, sostituendosi con sorprendente acume investigativo agli organi istituzionalmente preposti, ha cercato, affannosamente, di ricollegare alla persona del colonnello Merone un misterioso ruolo di collante ipotizzando equivoche relazioni ed orientando in tale direzione la percezione del lettore creando, ad arte, intorno al colonnello Merone un quadro dipinto a tinte fosche che non esisteva e non esiste nella dinamica processuale svelando, cosi, il fine eminentemente persecutorio. Il voler ripercorrere, esasperatamente e puntigliosamente, attraverso suggestionanti accostamenti, la strada del perchè di vicende estranee alla cronaca giudiziaria, il reiterato insistere su presunti rapporti con altre vicende che esulavano ed esulano dai fatti oggetto del procedimento penale, hanno indotto il lettore a valorizzare fatti in realtà privi di ogni riscontro o riferimento nel materiale investigativo confluito nell'inchiesta giudiziaria, costituendo, pertanto, solo una lesione della dignità e della reputazione del colonnello Merone.

 

Pertanto, alla luce della portata diffamatoria dell'articolo in questione, si intima e diffida la direzione, il capo della redazione e il giornalista, ciascuno per le rispettive competenze e responsabilità, a rimuovere immediatamente l'illegittimo articolo del 17.06.2020 e quello precedente di dicembre 2019 nella parte riguardante la posizione del colonnello Merone e a non dare ulteriore risalto a vicende di natura strettamente personale non riconducibili alle attività processuali di cui alla predetta inchiesta, con salvezza di ogni diritto e interesse nei modi e termini di legge.

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La controreplica di Pietro Comito

Come scritto (ed evidenziato in neretto) nell'articolo che ci viene contestato - circostanza della quale peraltro ci dà opportunamente atto anche l'avvocato Zaccardo - il colonnello Merone non è indagato nel procedimento denominato "Rinascita Scott" e, pertanto, è estraneo ad ogni ipotesi di reato. Il sottoscritto, relativamente al colonnello Merone e al richiamo della figura del militare negli atti dell'inchiesta "Rinascita Scott" (nella quale, ripetiamo nuovamente, non è indagato), ha realizzato solo il servizio "Gratteri? Pazzo, onesto e pericoloso -
Ecco perché il procuratore è a rischio", del 17 giugno 2020.

Ci siamo avvalsi del diritto di cronaca ed abbiamo dato riscontro ad un altro diritto costituzionalmente garantito, quello dei cittadini di essere informati su fatti di una rilevanza e di un interesse pubblico che riteniamo non solo sussistenti ma addirittura eccezionali. Ovviamente non abbiamo inventato né le intercettazioni, né il richiamo agli atti - tutti autentici, tutti ostensibili, tutti acquisiti nella discovery del maxiprocedimento "Rinascita" - né ci siamo sostituiti all'autorità giudiziaria o ci siamo cimentati in ardite ricostruzioni. Abbiamo solo fotografato uno spaccato emergente dalla più imponente operazione anti-'ndrangheta di tutti i tempi e ci siamo posti delle domande relativamente alle parole proferite, e intercettate, tra un ufficiale dell'Arma dei carabinieri e uno dei principali indagati della stessa indagine, parole aventi come oggetto le frequentazioni, la scorta, la sicurezza del procuratore Gratteri.

Abbiamo esercitato il diritto di cronaca ma abbiamo altresì cercato di verificare la fondatezza delle circostanze oggetto del colloquio tra il colonnello Merone e l'avvocato Pittelli: abbiamo ritenuto fondamentale farlo, nell'interesse dei cittadini, di una corretta informazione, della tutela della sicurezza e dell'integrità morale del procuratore Gratteri e della sua scorta. Abbiamo messo in questo servizio tutta la nostra serietà, rispettando i limiti del diritto di cronaca e di critica ed i principi di continenza, pertinenza e veridicità.

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