Orrori senza eco

Ci stiamo abituando alla guerra: 500 persone uccise con un colpo in testa ma non ce ne siamo accorti

L’estate è vicina e la stanchezza degli ultimi due orribili anni è tanta. Ma far calare l’attenzione sulle atrocità del conflitto ci rende meno degni di accogliere la pace quando e se arriverà

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di Enrico De Girolamo
15 maggio 2022
11:59
un sanitario chiude un sacco per cadaveri a Kharkiv (foto Ansa)
un sanitario chiude un sacco per cadaveri a Kharkiv (foto Ansa)

Ci stiamo abituando. Era inevitabile, ma a pensarci fa un certo effetto. Ci stiamo abituando alla guerra in Ucraina, ormai una dicitura, una didascalia che cristallizza la distanza. Guerra sì. Ma lontano. Non lontanissimo, ma per ora abbastanza.

L’attenzione sta calando e anche il focus dei media cambia. In prima fila finiscono le notizie “politiche”: l’adesione alla Nato di Finlandia e Svezia, la reazione della Russia che minaccia conseguenze, il no della Turchia all’ingresso dei due Paesi scandinavi all’ingresso nell’Alleanza atlantica, il cambio di rotta dell’Italia che ora chiede agli Usa maggiore attenzione ai negoziati di pace. Notizie importanti, intendiamoci, da cui dipende l’evoluzione di questo conflitto.


Ma non sono più i morti a dettare l’agenda dell’informazione. Così, quasi non ci siamo accorti della spaventosa rivelazione dell’arcivescovo di Kiev, Sviatoslav Shevchuk, che nel corso di un incontro organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana ha raccontato: «In una fossa comune recentemente hanno scoperto quasi 500 persone con le mani legate e con una pallottola nella testa. Vuol dire che sono state assassinate in un modo crudele, nello stesso modo come ai tempi di Stalin assassinarono gente innocente e li mettevano nelle fosse comuni». L’alto prelato ha ammesso che non pensava che sarebbe «riuscito a sopravvivere perché la capitale in tre giorni era quasi circondata». «L’esercito ucraino – ha continuato - è stato capace di fermare i carri armati russi a 50 chilometri dalla nostra cattedrale». E ha definito i 78 giorni di guerra, come «78 giorni di lacrime, di fiumi di sangue che scorrono sul terreno ucraino».

Ci stiamo distraendo. L’estate è vicina e la stanchezza degli ultimi due orribili anni, segnati prima dal Covid e poi dal conflitto scatenato da Mosca, è tanta. Ma se la guerra diventa un’abitudine e i morti una nota a margine, se l’assedio di Mariupol con 170mila persone senza più acqua potabile e cibo, se le fosse comuni e gli assassinii, come quello dei due civili sparati nella schiena (e ripresi dalle telecamere di sicurezza) mentre si allontanavano pacificamente dopo aver subito una perquisizione da parte dei militari russi, se tutte queste cose diventano routine informativa da relegare nella colonna di destra dei giornali online, anche la nostra umanità diventerà un orpello. E la pace, quando e se arriverà, ci troverà meno degni di accoglierla.

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