La Calabria una terra dove si tira a campare, qui la vera emergenza è la mancanza di una classe dirigente capace

Siamo l’ombra di noi stessi, delle nostre incapacità, dei nostri falsi intuiti, della nostra tenacia. Mentre i giovani cervelli, i migliori talenti, vanno via. Siamo il nulla che viaggia nel vuoto

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di Franco Laratta
29 luglio 2021
13:05

Lo abbiamo sempre detto: il problema della Calabria non risiede nelle risorse finanziarie, non sono le idee o le proposte che mancano. Il problema della Calabria è la mancanza di una classe dirigente vera, capace, competente e coraggiosa.

Soprattutto negli ultimi 15-20 anni questa è diventata una vera e propria emergenza.


Noi viviamo nella Calabria dove si fa finta di non sapere, di non capire, di non vedere. Per cui non si può prevedere e non si può programmare nulla. Tutto è come sospeso, liquido, impalpabile.

Prendi i rifiuti: ogni anno l’emergenza scoppia d’estate. Puntualmente. Ma nessuno è stato in grado finora di gestire questa emergenza. Così come in ogni estate i depuratori non funzionano, e il mare è sporco: come se non si sapesse, come se non fosse facile prevederlo.

Questa è una terra dove si tira a campare, si vive alla giornata, manca una visione e la prospettiva.

Viviamo in una terra considerata tra le più belle al mondo. Nel 2017 c’è stato riconosciuto come  la nostra cucina sia la migliore d’Italia. Punto e basta. Nessuno ha inteso comprendere la forza di un tale riconoscimento.

E così noi siamo sempre qui, sempre gli stessi, eternamente uguali, identici, senza alcuna distinzione, purtroppo. Siamo qui a fare proclami, a infinocchiare la gente, a vivere senza una visione.

Siamo l’ombra di noi stessi, delle nostre incapacità, dei nostri falsi intuiti, della nostra tenacia. Mentre i giovani cervelli, i migliori talenti, vanno via. Ma siamo il nulla che viaggia nel vuoto; siamo una terra che non ha una testa, ma solo un corpo che si muove allo stato liquido, senza forma, senza sostanza.

La nostra è una società liquida, per dirla con le parole del sociologo polacco Bauman, con “la convinzione che il cambiamento è l'unica cosa permanente e che l'incertezza è l'unica certezza”.

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