La politica ai tempi del notaio: rogito, ergo (non) sum. E le sardine?

La nemesi del MoVi-mento 5 Stelle 2050, che si sta consumando in questi giorni un palazzo di giustizia campano dà conferma di come la politica non è un contratto. Le rivoluzioni fatte per contratto sono in realtà involuzioni. Ne sanno qualcosa anche le Sardine

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di Francesco Capraro
10 febbraio 2022
12:30
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Le "Sardine" in una manifestazione a Roma - foto d’archivio (Ansa)

La politica non è un contratto. La nemesi del MoVi-mento 5 Stelle 2050, che in questi giorni si consuma in un palazzo di giustizia campano dà conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, di come le rivoluzioni fatte per contratto siano in realtà involuzioni o, nella migliore delle ipotesi, generatori di camarille che lavorano col favore delle tenebre. Il tutto con buona pace del già presidente dell'associazione M5S, Giuseppe Conte, il quale ha avuto modo di stigmatizzare duramente qualsiasi tipologia di negoziazione di carattere luciferino nel corso di una celebre diretta mediatica: «Questo governo non lavora col favore delle Tenebre», disse. Io, per quel poco che può servire, aggiungo: sic transit gloria mundi.

Lo stoppino, una volta che ha preso fuoco, si consuma rapidamente: proprio come la vanità.


Una politica che non vola alto, che non esprime pensieri che vadano al di là della contabilità elettorale, che si serve di personale raccogliticcio, in sostanza, non conta un bel nulla. Ed è una pacchia per ciò che politica, ossia governo dell'interesse collettivo, non è.

Se le premesse sono queste, e pare che abbiano nuovamente preso forma negli androni dei palazzi di giustizia, in un eterno loop che va avanti dal 1992, il famoso "campo largo" che taluni hanno (avuto?) in mente è in realtà è un campo settario, che riprende i temi manichei tanto cari al MoVi-mento 5 Stelle, al momento acefalo nonostante abbia come ambizioso orizzonte il 2050: di qua solo il bene; di là, il male. Noi siamo i cordiglieri dell'Elevato; voi, invece, i braccianti della Palude. Noi ciàvemo la pochette a otto punte in seta e cashmere, voi il fazzoletto di acrilico. E così via.

Prendiamo ad esempio le sardine – quelle con una passione per il camping nei pressi del Nazareno, e che di tanto in tanto appaiono e scompaiono quasi fossero un richiamo di dio – che non hanno mai nascosto più di tanto il fatto di essere a rimorchio di autorevoli dirigenti del PD; questi ultimi, di fatto, e nonostante alcuni di loro rientrino a pieno titolo nella definizione di "millennials" (così si usa dire, oggi), si candidano a fare opera di sostitutismo gattopardesco anziché interpretare in modo serio e coerente il bisogno di un ricambio generazionale vero, innestato su contenuti politici significativi e non su chiacchiere tardogiacobine che saranno forse buone per una discussione davanti ai caminetti dei maggiorenti, ma che non risolvono affatto i problemi di una Società profondamente lacerata da una transizione epocale, dove gli spazi di discussione si riducono ad una serie di tweet concatenati tra loro. Se non di Opinione Pubblica, parliamo almeno di Attenzione Pubblica.

Ebbene, al termine di tutta questa divagazione, per nulla spocchiosa, mi chiedo: le sardine, bontà loro, che fine hanno fatto?

"La luce del sole è il miglior disinfettante(L. Brandeis)

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