Recovery fund, in Calabria tutti ne vogliono una fetta. Ma attenzione a chi tocca

Tutte le categorie in difficoltà hanno cominciato a batter cassa ma adesso si dovrebbe spiegare bene in che modo il Piano dovrà offrire le opportunità ad esempio per stabilizzare finalmente tutti i lavoratori precari

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di Danilo Colacino
9 aprile 2021
13:00

Recovery Fund, l'Italia e in particolare la Calabria, l'attendono come nella recente Domenica delle Palme, ma di 2021 anni fa, si aspettava il Messia a Gerusalemme. E già, perché dopo il terremoto non solo sanitario provocato dal Covid al tessuto socio-economico nazionale, il programma di aiuti finanziari (in totale circa 210 miliardi di euro) stanziato in larga parte per il Belpaese dall'Ue, tuttavia con precisi vincoli di spesa in modo da consentire la ripartenza di una nazione messa in ginocchio dal Coronavirus come e assai di più delle altre, rappresenta una sorta di grande speranza.

Un'occasione più unica che rara, insomma, per dare un calcio a una crisi infinita, giunta al suo culmine in virtù dei dirompenti effetti a ogni livello del Sars-Cov-2. Ma purtroppo al solito nel caso dell'Italia - e della Calabria in assoluto - c'è un problema. E pure grosso. Tutte le categorie in difficoltà (comprese quelle che dal morbo globale non hanno di certo subito danni professionali, diciamo così) hanno infatti cominciato a batter cassa, reclamando la soluzione dei loro annosi problemi.


Istanza che può esser giusta per una serie di ragioni, per carità, eliminando peraltro molte 'zavorre' che si trascinano da non si sa quasi più da quanto tempo ormai. Adesso, tuttavia, si dovrebbe spiegare bene - senza cioè prendere in giro alcun cittadino - in quale maniera il Piano nazionale per la Ripresa e la Resilienza dovrà offrire le opportunità ad esempio per stabilizzare finalmente tutti i lavoratori precari che sono in...sospeso in parecchi settori e adesso in fibrillazione.

Soprattutto in ambito regionale dove dai cosiddetti ex Lsu-Lpu ai tirocinanti la rete dei bisognosi di interventi legislativi risolutivi è infinita. Chiaro - lo ribadiamo - li si debba aiutare dopo le innumerevoli vicissitudini da loro patite, ma guai a smarrire l'obiettivo principale: offrire una prospettiva nuova all'intero Paese e come ovvio alla Calabria.

Che non arriveranno di certo a un punto di svolta senza la pianificazione di interventi mirati e con effetti a lungo termine. Sì, d'accordo, sempre "primum vivere, deinde filosofare". Tuttavia non si può correre il rischio che con oltre un quinto di mille miliardi di euro destinati all'Italia di cui 150 pronti per il Mezzogiorno - anche se ancora si discute su miliardo in più o in meno - e 15 scarsi in viaggio verso la Calabria ci si limiti a mettere una pezza ai problemi di maggiore evidenza.

E a dare una mano (magari con tanto del solito contorno di ruberie e indebite elargizioni) alle fasce di lavoratori non stabili più 'interessanti' sotto il profilo dei voti lucrabili (aspetto a cui naturalmente la politica guarda con molta attenzione), lasciando quindi alle future classi dirigenti le solite patate bollenti. Perché, e su questo punto vogliamo essere estremamente chiari, se ciò accadesse la Next Generation (la prossima generazione) individuata dall'Europa quale parametro sotto forma di positiva eredità da lasciarle (o meglio delle migliori condizioni possibili da assicurarle con progetti e investimenti virtuosi) verrà tramutata dal solito malaffare italico e calabro nel viceversa pessimo criterio della Present Fraud (la truffa del presente).

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