Sacrificio e astinenza in vista della Pasqua: la Corajisima rivive in Calabria

Una piccola bambola di pezza segnatempo che ancora oggi sopravvive nelle usanze dei piccoli paesi della nostra Calabria. Ecco la sua storia

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di Miriam Caruso
20 aprile 2019
16:31

Tradizione per molti sconosciuta e praticata ancora oggi solo in piccoli paesi dell’interland calabrese, la Corajisima è un’usanza tanto antica quanto affascinante.


Riconducibile con grande probabilità a tradizioni pagane di divinazione del dio Bacco, la Corajisima è una piccola bambola che viene appesa davanti le case per onorare il periodo di Quaresima con astinenza dai piaceri carnali, sia sessuali che culinari. Alla morte del Re Carnevale di martedì grasso, figura che nella tradizione rappresenta il marito o fratello della Quaresima, viene appesa questa curiosa bambolina di pezza agli ingressi delle case. Fatta a mano, ha uno scheletro composto da legnetti e tessuto, piccoli occhietti creati con filo o bottoni, una stoffa nera in capo a lutto e un frutto conficcato ai piedi della stessa (raramente in testa). Questo frutto, che poteva essere un limone, un’arancia, un fico secco o una patata in base al paese in cui era ricreata, rappresenta l’organo sessuale femminile. In esso vengono conficcate 7 piume di gallina, una per ogni settimana di quaresima. Ogni domenica, le donne ne sfilano una, a segnare il tempo, fino all’ultima che simboleggia l’avvento della Pasqua e la fine della quaresima, di colore diverso (spesso bianca) rispetto alle altre. Alle mani un fuso e una canocchia e il filo del tempo a unirli. Decorata con fichi secchi, sardine, code di baccalà e quant’altro, il monito per chi si sofferma ad ammirarla è quella di una dieta composta da cibi semplici e poveri, al contrario delle grandi abbuffate di carnevale. Un monito per mantenere il corpo e la mente in un “sacrificio” simbolico pre-pasquale.


Nell’antichità, questo genere di sacrifici venivano attuati anche in favore delle divinità pagane, dai quali molte tradizioni calabresi prendono origine. Sovente venivano compiuti sacrifici di digiuno e astinenza sessuale in onore degli dei.


Nel periodo di quaresima, le donne inoltre si astengono dal ricamare, pettinarsi i capelli e quindi farsi belle, rassettare il letto e qualsiasi altro comportamento che può essere letto come compiacente dagli uomini e indurre in tentazione.

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