L'arte di Giuseppe, uno degli ultimi maestri delle calzature in Calabria

VIDEO | Dalla sua bottega di Cosenza la tenacia nel portare avanti un mestiere che sta scomparendo e un sogno: insegnarlo ai giovani

di Saverio Caracciolo
21 marzo 2021
11:45

Un tempo le scarpe venivano concepite e realizzate da veri artigiani calzolai. Oggi, purtroppo, in Calabria e non solo, questi artisti, capaci di creare un paio di calzature, si possono contare sulle dita della mano. Uno di loro si trova nel centro storico di Cosenza, su corso Bernardino Telesio, al numero 99: in questa piccola bottega, Giuseppe Salvati cerca di mantenere viva una tradizione di famiglia, tramandata di generazione in generazione.

Un mestiere, quello di Giuseppe, che si sta lentamente incamminando verso l’estinzione. Nonostante tutto, questo distinto signore che trasuda passione per le scarpe da tutti i pori, cerca di combattere il lento declino e, oltre a costruire e riparare calzature, si sta adeguando ai tempi moderni, offrendo ai suoi clienti la personalizzazione dei prodotti.


Entrando nella sua bottega, balzano subito agli occhi le numerose forme di scarpe appese nelle pareti, usate negli anni dal nonno Giuseppe per costruire le varie creazioni ai suoi clienti. Fu proprio il suo avo ad aprire la prima bottega nel 1929, a soli vent'anni, nel piccolo centro di Serra Pedace, a pochi chilometri da Cosenza. Poi, nel 1958, la svolta, con il trasferimento nel capoluogo e l’avvio dell’attuale bottega.

Oggi Giuseppe, con nostalgia ed emozione, mostra orgoglioso i vari attrezzi da lavoro usati prima dal nonno e poi dal padre. Quello che più di ogni altro attira la nostra attenzione è il banco da lavoro fatto costruire proprio dal suo antenato: un ritrovato di tecnologia e inventiva che oggi farebbe invidia alle più sofisticate opere di ingegneria.

Al centro del banco, spicca la ruota in ferro suddivisa in vari scomparti, nei quali sono contenute tutte le minuzie necessarie al confezionamento di una calzatura. Ma la particolarità si trova nella parte inferiore, dove veniva posizionato un braciere che serviva per riscaldare quanti si sedevano al tavolo da lavoro. Intorno a esso, infatti, un tempo prestavano servizio anche i discepoli, un ruolo che il tempo ha ormai fatto scomparire. Per questo oggi Giuseppe ha un sogno: che qualche ragazzo, passando dalla sua bottega, incuriosito da quel mestiere ormai raro, decida di prendere il posto che lui stesso occupò ancora bambino e possa così portare avanti una tradizione che, altrimenti, oggi non lascerebbe più alcuna traccia di sé, inghiottito dalla frenesia della modernità.

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