Piccole imprese, Casartigiani accusa la Regione: «Modifiche e tagli ai bandi non condivisi»

La sigla che raccoglie le piccole imprese artigiane chiede che le risorse rimaste da Riapri Calabria vengano destinate alle categorie escluse 

di T. B.
19 giugno 2020
19:37
Artigianato, foto pixabay
Artigianato, foto pixabay

Un bando da riaprire al più presto e scelte da condividere con le associazioni categoria. Casartigiani Calabria chiede a gran voce l’attenzione della Regione Calabria nei confronti delle micro imprese locali.

 

In particolare, la sigla fa presente che le aziende che hanno fatto richiesta per Riparti Calabria sono 17mila. Dal momento che il contributo ammonta a 2mila euro, sono stati impegnati 34milioni di euro. Le risorse disponibili sono però pari a 40mila euro, e rimangono ancora altri 6 milioni di euro. Il segretario regionale di Casartigiani Calabria, Giovanni Aricò, spiega in una nota che fin dal 9 giugno, data di chiusura del bando, ha chiesto all’assessore regionale all’artigianato Spirlì la riapertura dell’avviso con la messa a disposizione delle somme rimaste per altre micro imprese, non rientranti nei codici Ateco del primo bando. Si tratta in particolare di impiantisti, compresi luminari, meccatronici, fotografi.

 

Una possibilità condivisa nella riunione convocata dallo stesso Spirlì lo scorso 17 giugno: «Adesso - afferma Aricò -siamo in attesa di riapertura del Bando Riapri Calabria». Punta il dito, invece, contro alcune modifiche al bando Calabria Lavoro Eugenio Blasi, presidente Casartigiani. In particolare, la sforbiciata attuata sul fatturato, passato da 150mila a 80mila euro e l’eliminazione dell’obbligo di attestazione del professionista, non sarebbero state discusse con le associazioni datoriali.

 

Altre modifiche suggerite non sono state prese in considerazione, come obbligo del Durc e la regolarità fiscale, mentre varianti sarebbero state apportate senza alcuna condivisione. Una, nello specifico, penalizza fortemente le micro imprese che hanno un dipendente part time. «Infatti, nell’avviso definitivo è stato inserito che l’impresa per poter accedere al bando Calabria Lavoro, debba avere in forza almeno una Ula (unità lavorativa). Quindi - incalza Blasi - il piccolo imprenditore che ha in forza un dipendente part time è escluso da questo bando». Il presidente Blasi mette in evidenza che con questa scelta la Regione Calabria ha precluso ad oltre un migliaio di micro imprese calabresi con un dipendente a part – time, di poter accedere ad un sostegno che gli permettesse di mantenere in forza lo stesso lavoratore: «Sempre in merito al calcolo delle unità lavorative, la Regione vuole sapere, nella domanda, quale è il numero dell’Ula, ed i relativi costi salariali, per i mesi da aprile a settembre 2020. Come può l’azienda certificare oggi quale sarà la forza lavoro di agosto e settembre con i relativi costi?», si chiede.

 

Inoltre: «tra i codici Ateco rientranti nel bando Calabria Lavoro non sono inserite le imprese che esercitano attività di installatori, i meccanici, i fotografi. È peccato non dare anche loro la possibilità di avere una agevolazione a sostegno della forza lavoro». Casartigiani Calabria auspica che la Regione Calabria sia attenta nella rimodulazione dei 500 milioni di euro del Por 2014/2020 ascoltando le proposte delle associazioni datoriali, condividendo le linee d’intervento che siano a sostegno del sistema produttivo e che diano un impulso ai consumi con programmi di lungo respiro.

 

Giornalista
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