CASO OPPIDO, IL VESCOVO DI CATANZARO-SQUILLACE: ‘CERTIFICATO ANTIMAFIA PER LE CONFRATERNITE’

Prosegue la discussione interna alla Chiesa calabrese e sulla vicenda interviene, tramite l’Osservatore Romano, anche monsignor Vincenzo Bertolone

12 luglio 2014
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CATANZARO - C’è chi vorrebbe fermare le processioni, chi le processioni le ha davvero fermate, chi invece ritiene questo provvedimento inutile e c’è chi, come monsignor Vincenzo Bertolone, vescovo Metropolita di Catanzaro e Squillace, chiede l’obbligo di esibire il certificato penale per i membri delle confraternite e dei comitati delle feste patronali.

 

La proposta. L’acceso dibattito tutto interno alla chiesa calabrese si arricchisce di una nuova voce e di una nuova proposta. A lanciarla, dalle pagine dell’Osservatore Romano, è monsignor Bertolone, non un vescovo qualunque, ma il postulatore della causa di canonizzazione del beato padre Pino Puglisi, il prete ucciso dalla mafia a Palermo nel 1993. Per il capo della diocesi di Catanzaro e Squillace a mali estremi servono estremi rimedi e per evitare che casi come l’inchino di Oppido Mamertina possano ripetersi lancia l’idea del certificato anti-mafia per i membri delle confraternite.

 

Pugno di ferro. Per monsignor Bertolone dopo l’anatema lanciato a Cassano da Papa Francesco contro i mafiosi e gli ‘ndranghetisti non si può più tornare indietro. Serve un cambio di mentalità con regolamenti più incisivi e una formazione cristiana vera. Pugno di ferro e tolleranza zero, insomma. Bertolone come Nunnari, l’arcivescovo di Cosenza e presidente della Conferenza episcopale calabrese che a metà della prossima settimana si riunirà in seduta straordinaria allo scopo di trovare una linea unitaria.

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