REPORTAGE | Da tre secoli svetta sulla rupe di Tropea. Nelle sue stanze è passato un pezzo di storia d’Italia con la strenua resistenza dei proprietari che si rifiutavano di pagare le tasse ai piemontesi dopo l’Unità, prendendo a fucilate gli esattori. Per questo venne confiscato e passò allo Stato, ma da allora è finito in rovina. Luigi Giffone, il più anziano della famiglia nobiliare che possedeva questo gioiello architettonico, racconta con dolore e rammarico lo scempio che si è compiuto in tutti questi anni. Ma il neosindaco Macrì assicura: «Riqualificarlo è una priorità»

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di Monica La Torre
Luigi Giffone (foto di Giovanni Galardini). Nel riquadro, Palazzo Giffone a Tropea (foto di Elfriede Hartbauer)

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Sull’altare della dea bendata vengono immolati ogni anno cento miliardi di euro, di cui 2,6 nella nostra regione. Un giro d’affari enorme che vede a capotavola la ‘ndrangheta. Dalla storia del cosentino che nel 2011 vinse 50 milioni scommettendo un euro ma perse la serenità, alle migliaia di famiglie rovinate da una spesa media che è tra le più alte d’Italia