A Gerace il paradigma dello spreco: l’ospedale fantasma in uno dei borghi più belli d’Italia

VIDEO-FOTO | Consegnato ventiquattro anni fa, mai entrato in funzione. Il Comune accusa i privati e lo rivuole indietro dalla Regione. Il sindaco: «C’eravamo quasi, poi la morte di Jole Santelli ha bloccato tutto». Il nostro viaggio all’interno: archeologia medica, rifiuti speciali e… sorprese

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di Pietro Comito
8 dicembre 2020
14:55

«Meravigliati da tanti panorami che si presentano da ogni lato; ogni roccia, santuario o palazzo a Gerace sembravano essere sistemati e colorati apposta per gli artisti...», scriveva il viaggiatore Edward Lear. Tutto suggestivo, quel paese medievale che arroccato su un promontorio guarda verso il mare. Perfetto, o quasi. Tutto tranne quel monumento allo spreco e alla malapolitica: già, perché anche questo, uno dei borghi più belli d’Italia (e del mondo), ha il suo ospedale fantasma

Dal 2020 al 1977

«La morte della presidente Santelli ha bloccato tutto», dice il sindaco Giuseppe Pezzimenti. Partiamo dalla fine, allora, perché la storia di questa cattedrale nel deserto è più facile raccontarla a ritroso: il Comune la rivuole indietro, se non potrà divenire un presidio sanitario, allora farà in modo di ristrutturarlo «per destinarla a fini sociali – spiega il primo cittadino –. Tutto va bene, purché smetta di marcire».


Fu lo stesso Pezzimenti, oggi come ieri sindaco di Gerace, a consegnarlo, chiavi in mano, pronto per essere inaugurato, nel 1996 alla Regione. I lavori erano terminati due anni prima, all’epilogo di una estenuante trafila giudiziaria: «Ci furono un’indagine ed un sequestro – ricorda Pezzimenti – che rallentarono i lavori. Allora, per completarli, dovetti fare di continuo la spola dal giudice per farmi dare le carte e procedere. Ma lo abbiamo terminato». Costato 9 miliardi delle vecchie lire, la costruzione ebbe inizio addirittura nel 1977 grazie all’impulso del senatore geracese Giuseppe Fimognari, che lo concepì dedicandolo alla memoria di uno dei suoi avi, il grande medico e accademico Filippo Fimognari.

«Tutta colpa dei privati»

Terminato, perfetto, funzionale. A suo tempo venne progettato per essere pressoché autosufficiente sul piano energetico: qui, ad esempio, il fotovoltaico arrivò con vent’anni d’anticipo. Diciassette anni per finirlo, ma ne venne fuori una gran bella struttura, peraltro immersa nel verde, all’ombra di uno dei borghi più belli d’Italia. «Lo chiamiamo ospedale, ma in realtà doveva divenire un presidio geriatrico e di lungo degenza. E per come è stato concepito e costruito, doveva essere un presidio di eccellenza». E poi? «Non entrò mai un funzione – dice Pezzimenti –. Dava fastidio ai privati che avevano, e hanno, fortissimi interessi sul territorio e che sarebbero stati penalizzati se fosse entrata in funzione una struttura pubblica con queste caratteristiche. Privati che sono stati da sempre presenti nella politica».

Cotticelli prima, Talarico poi

E oggi? «Dicevo, la morte della presidente Santelli ha bloccato tutto. Speriamo che abbia solo rinviato – spiega il sindaco di Riace – Noi riteniamo ci siano le condizioni affinché questo possa divenire ancora un ospedale geriatrico e di lungodegenza, i posti letto nel Piano sanitario ci sono. Ma se non ci fosse alcun interesse da parte della sanità pubblica, lo si dica una volta per tutte e ci restituisca il bene. Penseremo noi a come fare per renderlo fruibile per scopi sociali».

Nel 2018, il primo cittadino avviò una interlocuzione con l’allora commissario Saverio Cotticelli che, a ben vedere, non portò a nulla. Più pratico e disponibile si sarebbe rivelato invece l’assessore regionale al Patrimonio Franco Talarico. Poi, però, tra il Covid e la scomparsa prematura della presidente della Regione, lo stop. «Speriamo quanto prima di arrivare ad una conclusione – chiosa Pezzimenti – Purtroppo serviranno altri soldi, viste le condizioni in cui versa, per ripristinarlo. Non so quanti, ma ne serviranno certamente tanti. Di sicuro è inaccettabile che rimanga in questo stato».

Un ripostiglio, una discarica

Benché non versi nelle allucinanti condizioni dell’ospedale fantasma di Rosarno, anche quello di Gerace è un presidio abbandonato che i media nazionali hanno assunto come paradigma degli sprechi in campo sanitario e della malapolitica calabrese. Dall’esterno non è disastrato. Certo, si notano muffe e infiltrazioni, cadute d’intonaco e crepe, vetri infranti e infissi forzati, ruggine ed altri segni dell’incuria e del tempo, ma c’è di peggio, di molto peggio. Le sorprese stanno all’interno. Qui capisci quanto sia stata miope e colpevole la gestione della sanità nella Locride e nel resto della Calabria da mezzo secolo a questa parte.

Dentro si trova di tutto: dalla lampada scialitica al microscopio, dalla strumentazione oftalmica agli acidi e reagenti, archeologia medica proveniente dagli ospedali della Locride. Trovi perfino i cedolini dei pagamenti dell’Usl di Locri, anno del Signore 1982. L’ospedale non ha mai visto un ammalato né medico ed è stato consegnato nel 1996: è evidente che se qui c’è finita questa roba degli anni ’80, è solo perché questo luogo è stato trasformato prima in un ripostiglio e, poi, in una discarica. Servono ore per visitare tutta la struttura. Ci sono locali che sono invasi dai rifiuti. In una stanza, nel seminterrato, quasi nascosti da tutto il resto, trovi quelli speciali ospedalieri: liquidi, siringe, lastre, provette.

Fantasma, fino a un certo punto

Calcinacci, infiltrazioni, vetri infranti, muffe. Ma esistono spazi che sono sorprendenti. Due piani, in pratica, sono nuovi. Le pareti perfette, perfino gli orologi a muro incellophanati. Stanze con armadi mai usati, lampade intatte, bocche per l’ossigeno. Porte e finestre come se fossero stati appena montati. I montacarichi e gli ascensori sono perfetti: hanno perfino i caratteri braille sui tasti, perché chi progettò quest’ospedale pensò che anche i non vedenti dovevano poter essere autonomi negli spostamenti.

Fantasma lo è, perché c’è e… non c’è. Perché non è mai entrato in funzione. Diversamente da altri presidi abbandonati, però, questo di Gerace – pur con un importante investimento – potrebbe essere davvero recuperato. È un peccato. Lo visiti e, peggio ancora che in altri luoghi, resti colpito dallo spreco che se n’è fatto.

Giornalista
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