Diamante, il comitato No 5G continua la sua battaglia

VIDEO | Da tempo sulla collinetta di Monte Salerno sorge un'antenna 4G. Che ha ispirato la lotta per la salute pubblica di un gruppo di persone. Contrarie all'installazione di una nuova trasmittente

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di Francesca  Lagatta
24 giugno 2020
16:17

Come in molte altre parti d'Italia, anche la costa altotirrenica cosentina si oppone all'installazione delle antenne di telefonia mobile di ultimissima tecnologia, la famigerata 5g, acronimo di 5th Generation, ossia, la quinta generazione di tecnologia standard, nettamente superiore per prestazioni e velocità a quella precedente.

 

I motivi per cui San Nicola Arcella, Santa Maria del Cedro e Diamante hanno detto "no" ai nuovi impianti sono dettati dal timore di un maggiore inquinamento elettromagnetico. Gli studi ufficiali escludono tale possibilità, ma a preoccupare gli utenti sarebbe la «gestione a fasci di onde elettromagnetiche – si legge sul web – molto più direzionali e "dedicate" al singolo utilizzatore rispetto alle tecnologie precedenti».

Nonostante «a causa dei fasci rapidamente variabili, l'esposizione media a segnali 5G è molto più bassa rispetto a quella che si avrebbe per analoghi segnali di tipo 4G», si verificano «valori di picco più elevati in brevi periodi temporali (inferiori a 6 minuti) "direzionati" sugli utenti del servizio».

La battaglia del comitato

Diamante è stata tra le prime comunità della costa ad affrontare il problema, quando già un anno fa si era palesata la possibilità di un'antenna 5G in contrada Monte Salerno nella frazione di Cirella, zona periferica che ospita già diverse antenne, tra cui una con le apparecchiature 4G, e diversi casi di morti o ammalati di tumore.

 

Non sappiamo, ufficialmente, se le due cose siano correlate, ma i cittadini non nascondono i loro dubbi. «Il proprietario del terreno in cui è installata l'antenna 4G, che abitava qui vicino – ci dice un componente del comitato – è morto proprio di cancro non molto tempo fa».

 

E c'è anche una donna, morta di cancro, che abitava a centro metri dall'impianto, un uomo, colpito alla prostata, e un altro ancora che si recava nel posto per coltivare un terreno. Poi ci sono i casi degli ammalati, troppi secondo il comitato, per essere Monte Salerno una zona con pochissime abitazioni.

Niente colonnine per misurare le radiazioni

Difficile stabile se le patologie tumorali dipendano, in qualche modo, dalla concentrazione di antenne. Ma quel che il comitato ricorda con assoluta certezza è che qui sarebbero dovute sorgere delle colonnine per la misurazione delle radiazioni, ma non sono mai arrivate. 

 

«È venuta l'Arpacal una volta – dicono gli attivisti – ha fatto sapere che è tutto ok, è tutto nella norma». Ma è evidente che i dubbi permangono: «Bisognerebbe tenere sotto controllo le radiazioni 7 giorni su 7, 365 giorni all'anno, mattina e sera. Solo così potremmo capire se le antenne sono pericolose o meno. Non sappiamo perché le colonnine non siano mai state installate».

Niente 5G, al momento

Nel dubbio, il comitato rifiuta l'idea che qui possa essere installata un'ulteriore antenna, per di più con picchi di radiazioni maggiori. «Nei mesi scorsi abbiamo incontrato il sindaco Ernesto Magorno – ci dice un altro –, ci ha ricevuti e ci siamo confrontati, dopodiché ha emesso un'ordinanza che vieta al momento l'installazione della tecnologia 5G».

 

Nonostante ciò la battaglia prosegue serrata, perché il provvedimento potrebbe essere momentaneo. «Se le compagnie telefoniche riusciranno a convincerci che la tecnologia 5G non è dannosa per la salute e per l'ambiante, non è escluso che ottengano il via libera». E intanto il dibattito sul 5G, dentro e fuori Diamante, prosegue senza sosta.

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