Attaccò Gratteri, Lupacchini rischia il trasferimento per incompatibilità ambientale

Il procuratore capo di Catanzaro aveva definito «evanescenti» alcune inchieste della Dda guidata da Gratteri

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di Alessia Candito
9 gennaio 2020
12:32
Lupacchini e Gratteri
Lupacchini e Gratteri

Dopo il feroce attacco in diretta tv al procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, il procuratore generale della città, Otello Lupacchini rischia il trasferimento d’ufficio. Le sue dichiarazioni sono finite all’attenzione del Csm e questa mattina la Prima commissione del parlamentino dei giudici ha aperto la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale, sostenendo che Lupacchini avrebbe delegittimato pubblicamente l’operato di Gratteri magistrato del suo distretto.

Lunedì prossimo, il procuratore generale è stato convocato in commissione per spiegare le proprie ragioni, ma secondo indiscrezioni l’orientamento della prima commissione è netto. Come del resto erano state le dichiarazioni di Lupacchini, ospite di una tv nazionale all’indomani dell’operazione “Rinascita-Scott” che ha inflitto un colpo mortale alla ‘ndrangheta vibonese.

«I nomi degli arrestati e le ragioni degli arresti – aveva detto Lupacchini – li abbiamo conosciuti soltanto a seguito della pubblicazione sulla stampa che evidentemente è molto più importante della procura generale contattare e informare. Al di là di quelle che sono poi, invece, le attività della procura generale, che quindi può rispondere soltanto sulla base di ciò che normalmente accade e cioè l’evanescenza come ombra lunatica di molte operazioni della procura distrettuale di Catanzaro stessa».

Affermazioni pesantissime, definite «sconcertanti in sé e ancor più perché provenienti dal vertice della magistratura requirente del distretto» dall’Anm che contro Lupacchini ha usato parole durissime. «Una critica dei provvedimenti giudiziari, non argomentata e non fondata sulla conoscenza degli atti – si leggeva in una nota -  rappresenta una lesione delle prerogative dell’autorità giudiziaria, una delegittimazione del suo operato, e può, nel caso di specie, implicare, in ragione del ruolo ricoperto da chi l’ha resa, un’inaccettabile forma di condizionamento dell’autonomia e indipendenza dei titolari delle indagini e incidere sulla serenità dei magistrati chiamati ad occuparsi dei relativi accertamenti nelle diverse fasi processuali».

Con Gratteri, per sua stessa pubblica ammissione non organico ad alcuna corrente della magistratura, si erano schierate tutte le sigle dei giudici, dalla sinistra di Md  ai “conservatori” di Mi.

Alessia Candito

Giornalista
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