La vicenda

Investe negli anni ’70 in uno stabilimento balneare in Calabria ma finisce in rovina, la storia di Maurizio

VIDEO | Una vicenda che presenta dei contorni complessi quella dell'imprenditore che partì dal Nord per sbarcare a Montegiordano. Le sue disavvenute iniziano con le mareggiate avvenute nell’alto Jonio, poi i retroscena di denunce per pressioni subite

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di Matteo Lauria
13 luglio 2022
23:00

Amava ed ama la Calabria, mise a disposizione capitali, energie, ma anche tanta voglia di crescere e creare sviluppo. Aveva appena 22 anni, quando nel 1971 da Mercatello sul Metauro (provincia di Pesaro) si trasferisce a Montegiordano, comune costiero dell’alto jonio cosentino dal quale non riuscì né riesce a distaccarsi.

Lui si chiama Maurizio Stocchi, oggi 73 anni, padre di tre figli. S’impose con grande affermazione nel settore turistico investendo in uno stabilimento balneare. Erano anni d’oro, si guadagnava tanto, a tal punto che grandi catene lo avvicinarono per acquistare e convincerlo a cedere ciò che aveva creato. Il denaro circolava, ma non solo per le bellezze naturali del posto, ma anche per la realizzazione di alcune opere pubbliche (Diga del Monte Cotugno, strade ed altro) in via di realizzazione al tempo in Basilicata. Qualcosa iniziò a turbare la crescita economica di quella realtà.


Il primo duro colpo arrivò con le prime mareggiate che provocarono gravi danni alle strutture, incluso il suo insediamento ricettivo: «I danni furono ingenti, e cercai di ricostruire il tutto con sacrifici personali. Tuttavia, rispetto agli effetti devastanti delle mareggiate, ci fu un menefreghismo generalizzato, racconta l’uomo. Qualcuno, figura importante, assunse l’impegno di intercedere presso il ministero per un finanziamento di 3,5 milioni di euro al fine di combattere il problema dell’erosione costiera, ma non si seppe più nulla».

Per l’ex imprenditore, che ha voglia di tornare ad esserlo ma che per problemi e dissidi privati è oggi costretto a vivere con il reddito di cittadinanza, è necessario cambiare la mentalità della classe dirigente e imprenditoriale: «Qui pensano che gli stabilimenti balneari siano fatti per gli abitanti del posto. Nulla è di più sbagliato. I locali sono concepiti per guadagnare e bisogna lavorarci giorno e notte, sodo e seriamente. La stagione non inizia i primi di giugno, ma ad aprile, perché è necessario avviare l’aspetto organizzativo e pianificare la stagione. Vedo, invece, molta approssimazione. Se avessi dei fondi da investire in questo momento qui a Montegiordano oggi non lo farei, perché non si sa se si riescono poi a recuperare».

L’ex imprenditore vive da solo con una situazione familiare complicata. È percettore del reddito di cittadinanza, si è rivolto all’autorità giudiziaria e anche all’antimafia per situazioni complesse, tra cui presunte pressioni subite, su cui si sta indagando e verso cui l’uomo nutre speranze.

Giornalista
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