Lite sui social, il giornalista Troya sui 5 stelle: «Anarchici fomentati da spirito fascistoide»

Insulti e minacce sarebbero arrivati dopo un post dell'ex consigliere comunale di Scalea Renato Bruno, le cui dimissioni hanno di fatto interrotto ogni rapporto politico con il movimento pentastellato

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di Francesca  Lagatta
25 marzo 2019
15:56

«Guai a contraddirli, sono degli anarchici fomentati da spirito fascistoide». E' quanto sostiene in una nota il giornalista Antonello Troya in merito ai 5 stelle, dopo che alcuni sostenitori del movimento grillino lo avrebbero insultato e minacciato a seguito di una lite scoppiata sul web. Troya ha aggiunto: «Ho inviato il post al presidente della commissione antimafia Nicola Morra. È ora che si faccia pulizia tra queste frange borderline di criminali».

La vicenda

Tutto è cominciato quando il giornalista di Belvedere Marittimo ha scritto sul suo blog un articolo intitolato "Strani movimenti in casa 5 stelle. Morra mette all'angolo Renato Bruno e corteggia Ugo Vetere. Pronto per lui un posto alle regionali". L'articolo dice senza fronzoli che le recenti dimissioni rassegnate dall'ormai ex consigliere comunale di Scalea, Renato Bruno, sarebbero state volute dal senatore pentastellato, forse perché non ha tollerato «un’opposizione consiliare sfociata in attacchi personali anche a figure istituzionali». Troya, scrive inoltre che Morra, contemporaneamente, starebbe corteggiando politicamente il sindaco di Santa Maria del Cedro Ugo Vetere. A riprova di ciò, ci sarebbe la nota di elogio diramata da Morra dopo i servizi di denuncia sull'immobilismo istituzionale della costa tirrenica, mandati in onda prima dal nostro network e poi dal programma Striscia la notizia, ma per Troya le parole del presidente antimafia non sarebbero altro che un siparietto politico con cui spalancare le porte al primo cittadino santamariese e spianargli la strada per una candidatura alle elezioni regionali. In sostanza, Morra avrebbe messo all'angolo lo scomodo Bruno per far posto a Vetere. Ma la reazione di Renato Bruno non si è fatta attendere. Ha condiviso sulla sua pagina il titolo dell'articolo "incriminato" parlando di «puttanate inventate», per poi aggiungere: «Se poi sapesse un minimo di regole saprebbe che al momento Vetere non è candidabile con il movimento...». A quel punto sotto il post avrebbe cominciato odio. «Avevo chiesto, dopo essermi quanto meno chiarito con il protagonista del mio articolo, di eliminare il post incriminato - ha scritto ancora il cronista belvederese nella nota -, che a breve avrebbe generato ogni forma e specie di insulti. E avevo ragione. Ma niente. Si è continuati a fomentare una violenza inaudita, anche nei confronti di chi aveva cercato di difendermi».

La decisione di denunciare

«Stavolta non posso esimermi dal segnalare, in sede penale e civile, ciò che è accaduto ieri nei miei confronti - ha precisato ancora -. Pensavo che le cose fossero passate all’indomani della pubblicazione dell’articolo. Macché. Stamattina altri insulti, intimidazioni, ovviamente con pseudonimi di chi mostra di non avere coraggio. Di codardi ce ne sono tanti e queste nuove espressioni politiche borderline ne sono piene». Poi Troya ha spiegato le motivazioni della sua decisione: «Il mio legale, Francesca Occhiuzzi, che ringrazio per l’accortezza avuta, ha monitorato il sito tutto il giorno. Su suo consiglio è necessario avviare subito una azione legale, in sede penale e civile, e assicurare chi ha minacciato alla giustizia. Ma soprattutto chi ha fomentato con il suo atteggiamento questo odio nei miei confronti. Preferivo le teste di gallina che trovavo al cancello di casa 30 anni fa. Le riportavo al mio interlocutore e la storia finiva lì. Ora ci sono i social».

I parlamentari M5 Morra e Misiti chiamati in causa

«Ho anche inviato il post al presidente della commissione antimafia Nicola Morra e al portavoce Massimo Misiti, da cui mi aspetto un deciso intervento, non solo tecnico ma soprattutto politico, nella speranza che frenassero sul nascere questa corsa all’odio verso di me», ha detto in ultimo il giornalista. Ma stando alle regole interne al M5s, le dimissioni dall'incarico di consigliere consiliare di fatto hanno interrotto ogni rapporto politico tra Renato Bruno e il MoVimento fondato da Beppe Grillo. 

 

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