Crotone, i medici contro il direttore Asp: «Fango e insulti al personale»

I sindacati dei medici dopo la vicenda dei 300 dipendenti dall'azienda assenti per malattia: «Se le denunce finiranno con un flop dovrà rassegnare le dimissioni»

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di Redazione
24 marzo 2020
12:51

Minacce ad personam ed istigazione alla violenza ai danni del personale sanitario. È quanto che denunciano i rappresentanti dei sindacati dei medici dell’Asp di Crotone in una nota che riprende la vicenda dei 300 dipendenti dell’azienda in malattia. La nota è indirizzata al direttore amministrativo dell’Asp, Francesco Masciari, che aveva denunciato il “dato anomalo” dei dipendenti in malattia scatenando un putiferio. La lettera delle sigle sindacali Aaroi-Emac (Cosco), Anaao Assomed (Saragò), Ascoti-Fidals (Zito), Cisl Medici (Tallarigo), Fesmed (Defazio), Fassd – Area Simet (Bilotta), Fials (Crugliano) è indirizzata proprio al direttore amministrativo, Francesco Masciari verso il quale non lesinano critiche.

I medici contro il direttore dell'Asp

Secondo i rappresentanti dei sindacati dei medici, il direttore Masciari «con le sue esternazioni ha alimentato il conflitto tra la popolazione di questo territorio (composta da oltre 180.000 residenti) ed il personale sanitario ingenerando l’idea che la nostra Asp non sia in grado di rispondere alle richieste di sanità a causa degli assenteisti. Come dire, spostiamo l’attenzione di tutti dalle vere criticità (che conosciamo bene) con una notizia ad effetto».

 

«In questi giorni abbiamo assistito, non senza indignazione, alle sue denunce mediatiche sui maggiori organi di stampa nazionali e locali dove, all’inizio denunciava 300 dipendenti assenteisti nell’Azienda ospedaliera di Crotone, poi correggeva il tiro precisando che 150 erano costituiti da personale non sanitario ed infine che i dirigenti medici coinvolti in questa ‘diserzione’ erano 33 unità, su un totale in organico pari a 280/285. A tutt’oggi non ci è dato sapere (e pensiamo che per rispetto nei confronti di chi lavora Lei lo debba precisare) quanti dirigenti medici tra questi 33 erano già assenti per malattie pregresse, quanti infetti e quanti in quarantena».

I medici: «Fango mediatico»


I professionisti rilevano ancora «che il fango mediatico che si è abbattuto sul personale e sull’Azienda, che lei in questo momento dirige, è a dir poco devastante. Oltre agli insulti, le minacce ‘ad personam’ e l’istigazione alla violenza ai danni del personale sanitario pervenuti dai social di tutta Italia, la cosa che indigna di più è che nella macchina del fango siamo finiti tutti senza distinzioni. Quando diciamo tutti ci riferiamo particolarmente: al personale del 118 che in silenzio e con uno stipendio decurtato, da mesi rappresenta l’avamposto nella guerra al Covid 19; a quanti lavorano in carenza di dispositivi di protezione o con dispositivi inadeguati mettendo a repentaglio la propria salute e quella dei propri familiari; a quanti quotidianamente lavorano nell’emergenza Covid cercando di regalare un sorriso a chi combatte la propria battaglia in solitudine».

 

«Ci auguriamo che l’interpellanza parlamentare annunciata dall’onorevole Wanda Ferro possa chiarire la reale situazione all’Asp di Crotone – auspicano i medici – perché se caso mai le denunce da lei fatte a carico della dirigenza medica finissero in un flop, non solo chiederemo pubblicamente le sue scuse ma, ma in conseguenza dovrà rassegnare le dimissioni dall’incarico affidatole, non fosse altro per i danni arrecati all’immagine dell’Azienda e del personale che, le ricordiamo, è comunque una risorsa».

 

In conclusione, i rappresentanti sindacali ribadiscono: «La nostra non è una difesa ad oltranza dell’indifendibile (assenteisti a tempo pieno che noi deprechiamo) ma, una condanna chiara e netta di quei comportamenti che dimostrano scarsa lucidità ed assenza di lungimiranza ed i cui effetti, ottenuti o forse voluti, sono sotto gli occhi di tutti. Le scriventi organizzazioni sindacali difenderanno sempre ed in ogni sede la dignità e la professionalità di chi quotidianamente, senza se e senza ma, con il proprio lavoro, garantisce costituzionalmente il diritto alla salute».

 

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