Calabria zona rossa, Speranza smentisce la Regione: «Mai obiezioni»

Il ministro della Salute ha relazionato alla Camera ripercorrendo gli step che hanno condotto alla definizione delle zone in lockdown: «Non c’è altra strada, se la pandemia va fuori controlla il sistema collassa»

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6 novembre 2020
13:23

«Non c'è un'altra strada, la via della precauzione è una via obbligata per arginare la pandemia».
Il ministro della Salute Roberto Speranza interviene alla Camera dei deputati per esporre l’informativa sull’istituzione delle zone rosse in Italia e affronta in maniera esaustiva numerosi punti, rimarcando con decisione le scelte adottate dal Governo e rigettando le accuse di “politicizzazione” del nuovo Dpcm.

«Numeri drammatici»

«I numeri continuano ogni giorno drammaticamente a crescere. Nel mondo siamo arrivati ad un contagiato ogni 164 persone, sono 47.596.852 i casi confermati da inizio pandemia e 1.216.357 i decessi. Sono cifre che parlano da sole – ha detto rivolgendosi ai deputati - e danno il senso della gravità della situazione. Questo Dpcm è in piena continuità con le misure che il governo ha tenuto finora, c'è stato sempre un filo comune che unisce tutti i provvedimenti ed è il primato della tutela delle persone, un principio di precauzione evitando che il Ssn venga travolto».


«Decisione non politica»

Poi ha negato che ci siano intenti punitivi nei confronti delle Regioni di segno politico opposto a quello della maggioranza di governo.
«Lo spirito con cui ci muoviamo è l'esatto opposto rispetto ad uno spirito punitivo verso le Regioni – ha detto -. Sappiamo che le misure comportano sacrifici ma non abbiamo alternative se vogliamo superare questa fase. È vero che sono tanti i casi asintomatici ma questa volta sono colpite tutte le Regioni. In tutte le fasi del nostro lavoro c'è stato il pieno coinvolgimento delle istituzioni scientifiche cosi come delle Regioni».

«Paramentri condivisi con le Regioni»

Inevitabile il riferimento ai ormai noti “21 parametri” sulla base dei quali è stata decisa la divisione del Paese in aree gialle, arancioni e rosse.
«I parametri sono stati condivisi con le Regioni in due incontri – ha ricordato Speranza - e da 24 settimane i parametri di riferimento vengono utilizzati senza che mai le Regioni abbiano portato obiezioni. Il documento da cui derivano le scelte di fondo poste alla base del Dpcm è stato redatto da un gruppo di lavoro con Iss e la stessa Conferenza delle Regioni. I dati posti alla base delle rilevazioni vengono caricati e la fonte dei dati sono le Regioni. Si tratta di un lavoro complesso. Ciascuna Regione viene classificata sulla base dell'incrocio di due parametri: indice di rischio prodotto dai 21 indicatori e i 4 scenari definiti attraverso gli Rt. Con lo scenario 4 e Rt sopra 1,50 indice di rischio alto, la regione viene collocata in zona rossa. Dopo 14 giorni con scenario e indice piu basso avviene una nuova classificazione della cabina di regia. Si tratta di un lavoro di una raccolta dati imponente, per questo le valutazioni hanno bisogno di almeno una settimana per essere attendibili, perche i dati possano stabilizzarsi».

«Si rischia il collasso del sistema sanitario»

Il ministro è poi tornato sui rischi di un impatto non sostenibile della pandemia sul sistema sanitario e, in particolare, sugli organici: «Se non pieghiamo la curva il personale sanitario non reggerà l'onda d'urto. Il personale è la questione più importante. Non dobbiamo perdere tempo in polemiche ma dobbiamo lavorare insieme. Se continua ad alzarsi il numero di contagiati, inevitabilmente aumenteranno le terapie intensive e i decessi».
«Essere in zona gialla non significa essere in un porto sicuro», ha concluso il ministro.

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