I verbali

‘Ndrangheta, nuovo pentito nel vibonese: è imputato nel processo Rinascita Scott

Si tratta del vibonese Antonio Guastalegname. I suoi verbali sono stati depositati nell’ultima udienza. Parla di traffico di droga diretto anche a ultra della Juve

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di Redazione
29 aprile 2022
20:33
L’aula dove si sta celebrando il processo Rinascita Scott
L’aula dove si sta celebrando il processo Rinascita Scott

Nuovo pentito di 'ndrangheta nel vibonese. Ad iniziare a collaborare con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nel gennaio scorso, è stato Antonio Guastalegname, di 54 anni, di Vibo Valentia Marina, già noto alle forze dell'ordine e imputato nel maxiprocesso Rinascita-Scott, in cui è accusato di aver trafficato droga che arrivava dal Brasile e dall'Albania, dal sud al Nord Italia, in Piemonte.

Ed è proprio in tale procedimento che nei giorni scorsi sono stati depositati i primi verbali del suo percorso con la giustizia. Lo scorso anno è stato condannato per l'omicidio, commesso in concorso con altri soggetti, del titolare di una tabaccheria di Castello d'Annone, piccolo centro della provincia di Asti, riportando in Appello una condanna a 30 anni di reclusione.


E in questo borgo piemontese, Guastalegname vi si era trasferito avviando un'attività imprenditoriale. Nel processo per l'omicidio di Manuel Bacco, avvenuto il 19 dicembre del 2014, erano imputati anche il figlio di Guastalegname, Domenico, di 28 anni, Giuseppe Antonio Piccolo (29), di Nicotera, Fabio Fernicola (43), di Asti, Jacopo Chiesi (28), di Castello d'Annone.

Nei verbali, il collaboratore ha dichiarato di non essere affiliato alla 'ndrangheta aggiungendo, tuttavia, di avere contatti con presunti esponenti della criminalità organizzata vibonese, in particolare con Nazzareno Colace, ritenuto legato alla cosca dei Mancuso, Giuseppe Antonio Piccolo, Totò Prenesti, Peppone Accorinti, Saverio Raionale, Antonio Vacatello e Nino Accorinti.

Le sue rivelazioni si concentrano soprattutto su presunti traffici di droga che avrebbero avuto come destinatari anche un gruppo della tifoseria organizzata della Juventus, in particolare soggetti appartenenti al gruppo "Drughi", con la volontà di «Colace - ha detto - di inserirsi nella vendita di stupefacente all'interno dello stadio della società bianconera». Circostanza che «però non andò in porto per l'arresto di 'omissis' e dello stesso Colace».

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