Paola, Capitano Ultimo alla cerimonia per ricordare le vittime della mafia

Il simbolo della lotta alla criminalità organizzata, l'assessore regionale Sergio De Caprio ha partecipato alla giornata della Memoria e dell'Impegno. La sua presenza voluta dal consigliere regionale Graziano Di Natale

di Francesca  Lagatta
22 luglio 2020
21:19

Tonino Maiorano, Luigi Gravina, Pompeo Panaro, Mario Lattuca, Pompeo Brusco, Lucio Ferrami e Giannino Losardo. Sono i nomi delle vittime innocenti di mafia che ieri, il sindaco di Paola Roberto Perrotta ha elencato con voce rotta dall'emozione durante la giornata della Memoria e dell'Impegno, davanti a un pubblico attento assorto in religioso silenzio.

La presenza di Capitano Ultimo

Tra la folla, anche le famiglie delle vittime e in prima fila, seduto tra il primo cittadino e il consigliere regionale Graziano Di Natale, c'era anche l'assessore all'Ambiente della Regione Calabria, Sergio De Caprio, simbolo della lotta antimafia e autore dell'arresto al super latitante Toto Riina, avvenuto il 15 gennaio 1993 in via Bernini in una Palermo allora piegata da Cosa Nostra e da anni di stragi. Durante la messa di commemorazione, Ultimo si è inginocchiato, suscitando grande emozione. Alla fine della cerimonia ha detto: «La mia presenza è il dono di chi serve gli altri, è il dono di mettersi al servizio delle persone, delle famiglie, stare accanto delle vittime della mafia, di ogni sopraffazione, stare vicini, contrapporre alla violenza l'uguaglianza e la fratellanza».

Il 21 luglio 2004

A Paola il 21 luglio non è una data qualunque. Nel 2004 si verificò l'omicidio di Tonino Maiorano, operaio della Forestale, che quella mattina viene scambiato dal killer per Giuliano Serpa, ritenuto intraneo all'omonimo clan di 'ndrangheta. Come lui Tonino lavora nel Consorzio di Bonifica della Valle del Lao e come lui ha i capelli brizzolati. Il caso vuole che quella mattina Maiorano ha il volto era coperto da un giornale. Quando è al suo cospetto, il killer fa partire due colpi. L'operaio prova a fuggire, ma inciampa, e viene raggiunto da un terzo colpo di pistola, che risulterà fatale. L'omicidio segna profondamente la città di Paola, che assiste attonita a tanta crudeltà e alla perdita di un uomo perbene che meritava certamente un destino più generoso.

Il pentimento del killer

Per la morte di Giuliano Serpa il compenso sarebbe di 50mila. Ma siccome il colpo fallisce, i mandanti offrono al sicario la cifra di 30mila euro, a patto che questi uccida almeno altre tre persone. Alla fine, il killer si accontenterà di 10mila euro. Di lì a poco, però, l'allora pm Eugenio Facciolla lo convincerà a diventare un collaboratore di giustizia e a raccontare ogni dettaglio della macabra vicenda, circostanza che contribuirà a spedire i mandanti del delitto in carcere con una pena all'ergastolo. Chiara Maiorano, figlia della vittima, lo ha voluto ringraziare dal palco. «Facciolla, negli anni, ci è stato sempre vicino, accanto, non solo nelle aule di giustizia ma in moltissimi dei faticosi percorsi che abbiamo effettuato. Anche il 21 luglio dell'anno scorso, in questa piazza, lui c'era».

Le altre vittime

Il 30 dicembre 1981, Pompeo Brusco venne trucidato nel retrobottega del suo bar. Il movente potrebbe essere legato al fatto che fosse ritenuto in paese un confidente dei carabinieri, che frequentavano il suo locale perché la caserma sorgeva a pochi metri. Pompeo Panaro era un commerciante appassionato di politica, scomparso misteriosamente da Paola nel 1982. Negli anni a seguire, le indagini saranno costellate di clamorosi errori giudiziari e ancora oggi, dopo quasi 40 anni, la sua vicenda è avvolta dal mistero. Anche Luigi Gravina era un commerciante paolano e il 25 marzo di quello stesso anno venne trucidato per essersi opposto al racket. Mario Lattuca, invece, fu raggiunto da una scarica di colpi mentre si trovava seduto sul sedile posteriore di un'auto e stava ritornando dal lavoro. L'obiettivo dei killer era il conducente, che invece, insieme all'amico seduto a fianco, riuscì a fuggire via, rimanendo illeso. Lucio Ferrami, era un imprenditore nel settore della vendita di materiale edile, fu finito dai killer in una contrada di Acquappesa per aver denunciato gli autori di numerosi tentativi di estorsione. Quella sera fece da scudo  sua moglie Mario Avolio, che si salvò. Giannino Losardo, consigliere comunale di Cetraro e segretario capo della Procura della Repubblica di Paola, pagò invece con la vita per aver denunciato la 'ndrina locale dei Muto. Ma anche qui, quarant'anni dopo, non si conoscono i nomi di mandanti ed esecutori.

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