Rinascita-Scott, gli affari e i rapporti tra le cosche raccontate dal pentito Raffaele Moscato

Nuova udienza del processo in corso a Lamezia Terme. I legami dei Piscopisani, i rapporti con le cosche del Crotonese e il conto aperto da Razionale nella banca del Vaticano

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di Giuseppe Baglivo
22 marzo 2021
14:45

Nuova udienza dedicata all’esame del collaboratore di giustizia Raffaele Moscato, stamane dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. L’ex sicario del clan dei Piscopisani, rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci, si è soffermato sulle alleanze fra i clan del Crotonese ed i Mancuso di Limbadi e sui locali di ‘ndrangheta del Vibonese riconosciuti dal Crimine di Polsi. Quindi i grandi affari ed i rapporti fra le varie cosche.

«C’era un rapporto fortissimo fra Nicolino Grande Aracri di Cutro e Luigi Mancuso, tanto che Grande Aracri voleva inserire Luigi Mancuso nella divisione dei proventi ricavati dalle estorsioni sulla città di Catanzaro, dove un’altra parte andava agli Arena di Isola Capo Rizzuto. Si diceva però – ha riferito Moscato – che Luigi Mancuso non fosse interessato a tale divisione. Noi Piscopisani nel 2013, nel carcere di Frosinone, avevamo fatto amicizia con Paolo Lentini, contabile del clan Arena e che a me personalmente ha conferito i gradi di ‘ndrangheta della Santa e del Vangelo. Paolo Lentini voleva fare pure da compare d’anello a Rosario Battaglia una volta uscito dal carcere. Gli Arena erano alleati ai Pelle di San Luca, ai Mancuso di Limbadi, ai Mazzagatti di Oppido, ai Megna di Papanice ed ai Farao-Marincola di Cirò. Ricordo anche – ha aggiunto Moscato – che Paolo Lentini ha raccolto fondi per Franco Coco Trovato, all’epoca detenuto al carcere duro, ed a tale raccolta partecipavano sia gli Arena che i De Stefano di Reggio Calabria».


In carcere a Frosinone, inoltre, secondo Moscato personaggi come Ernesto Grande Aracri si sarebbero resi disponibili a fare da tramite fra i Piscopisani e Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni, per fermare la guerra di mafia all’epoca in atto nel Vibonese fra i due clan.

Ad avviso di Raffaele Moscato, sino al 2014 ci sarebbero stati nel Vibonese locali di ‘ndrangheta riconosciuti dal Crimine d Polsi, mentre altri non avrebbero avuto tale riconoscimento operando a volte quali ‘ndrine distaccate dei Mancuso. «Si diceva – ha spiegato il collaboratore – che i Mancuso avessero una ‘ndrina pure in Africa che utilizzavano pe il traffico di droga. In ogni caso ricordo che fra i locali che avevano il riconoscimento da parte di Polsi c’era quello di Spilinga guidato da Cuppari, quello di Fabrizia il cui capo locale era Antonio Primerano e dove c’erano pure i Montagnese ed i Nesci. Quindi il locale di Nardodipace, di Ariola di Gerocarne dove c’erano gli Altamura, i Loielo e gli Emanuele, e quello di Piscopio nato nel 2009 e che aveva ottenuto il riconoscimento da parte di Giuseppe Catalano che era il responsabile della ‘ndrangheta in Piemonte, Franco D’Onofrio originario di Mileto ma che stava pure lui in Piemonte, i Commisso di Siderno, gli Aquino di Marina di Gioiosa Ionica, ed i Pelle di San Luca. I Piscopisani all’epoca erano diventati una cosa sola con il clan Tripodi di Portosalvo».

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