Ritorno a scuola, ecco come si sono organizzati gli istituti di Vibo

In attesa dell'ordinanza regionale, i dirigenti scolastici delle superiori si stanno dando da fare. Si passa dalla didattica in presenza al 50% allo screening in autonomia per far fronte alle mancate promesse dell'Asp 

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di Cristina Iannuzzi
30 gennaio 2021
14:05

È caos. Nella prevenzione e nei trasporti, dai palazzi istituzionali alle scuole. Nell’attesa che chi è chiamato decidere decida, sono i presidi a dover fare di necessità virtù. Da lunedì prossimo (1° febbraio), rientreranno in classe anche gli alunni delle scuole superiori. In aula solo il 50% degli studenti per garantire il distanziamento. In attesa dell’ordinanza di Spirlì annunciata ieri in diretta social, che prevede quella che il presidente facente funzioni della Calabria definisce “didattica integrata”, ovvero la possibilità per i ragazzi di poter seguire le lezioni sia in presenza che a distanza, i dirigenti scolastici si stanno organizzando. Tra meno di 48 ore si riparte e tutti gli istituti che già da settembre hanno attivato i protocolli di distanziamento sono pronti ad accogliere la popolazione scolastica.

Ferrovie della Calabria aggiunge 32 corse in più

Sono 4.349 gli studenti pendolari del vibonese che raggiungono ogni giorno la città capoluogo. Per evitare assembramenti, su input del Ministero, è stato approvato un nuovo piano trasporti discusso in Prefettura il 22 dicembre scorso e che prevede doppie corse. «Il piano sarà attuato», assicura il dirigente regionale dei trasporti su gomma Sergio Aiello, che ha predisposto «180 corse aggiuntive per tutta la rete regionale e 32 per il solo comprensorio di Vibo Valentia». Ciò sarà efficace solo se le scuole attiveranno gli ingressi e uscite scaglionate di un’ora. Una modalità che non sembra aver convinto tutti i dirigenti scolastici. Tant’è che sia il liceo scientifico Berto che il liceo Capialbi di Vibo Valentia prevedono un unico orario di inizio e di fine lezioni. «Dal momento che solo la metà degli studenti viaggerà in autobus, il problema trasporti non dovrebbe sussistere» spiega la dirigente scolastica del liceo Berto Caterina Calabrese, molto più preoccupata per la situazione epidemiologica.


Screening di massa, l’Asp si tira indietro

«L’Asp di Vibo ci aveva assicurato uno screening di massa, ma poi ha fatto un passo indietro. E così abbiamo deciso a nostre spese di acquistare i test antigenici che abbiamo somministrato al personale scolastico». Nessuno di loro è risultato positivo. Un dato incoraggiante che attenua la preoccupazione generale per un virus che rispetto alla prima ondata ha colpito più persone. «Lasciare alle famiglie, come ha fatto intendere il presidente Spirlì, la facoltà di scegliere se mandare o meno i figli a scuola, creerà solo anarchia e confusione generale». Tra meno di 48 ore si riparte e ancora si attende l’ordinanza di Spirlì. E intanto molti ragazzi, per far fronte alle mancate promesse dell’Asp, si sono mossi in autonomia e così le famiglie hanno deciso di sottoporre privatamente i ragazzi al tampone antigenico.

In attesa dell’ordinanza di Spirlì

Per Caterina Calabrese la didattica in presenza è fondamentale per i ragazzi, soprattutto quelli delle prime classi che saranno al completo, poiché «ci siamo accorti che soprattutto i ragazzi di prima, hanno delle criticità affettive». Didattica al 50% per tutti gli altri studenti che si alterneranno settimanalmente tra didattica in presenza e a distanza. In attesa dell’ordinanza di Spirlì anche il dirigente scolastico del Capialbi, per il quale il piano dei trasporti sottoscritto in Prefettura a dicembre scorso è saltato dal momento in cui nessun dirigente ha predisposto l’ingresso scaglionato. Anche per Antonello Scalamandrè il problema principale resta l’alto numero di contagi nel vibonese. A tal proposito era stato richiesto uno screening di massa, «Ma L’Asp, purtroppo, non ha mantenuto l’impegno. Forse – dice –  ha problemi più importanti da affrontare». Lo stesso ammette come siano molte le richieste pervenute alla segreteria della scuola per proseguire la didattica a distanza. «Valuteremo ogni singolo caso – spiega Scalamandrè – se ci renderemo conto che i ragazzi hanno in casa persone fragili come anziani, accoglieremo le richieste di Dad, anche perché con la didattica integrata, solo il 50% degli alunni potrà fare ingresso a scuola».

Giornalista
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