Gestione dell’emergenza, i tecnici del Soccorso alpino a lezione di psicologia

VIDEO | I volontari si sono ritrovati a Saracena, nel Cosentino, per un corso di formazione con i professionisti del Sasc Calabria insieme a quelli della struttura ragionale del soccorso

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di Vincenzo Alvaro
31 agosto 2020
12:20

Essere pronti a gestire situazioni critiche non solo dal punto di vista tecnico, ma anche emotivo. Perché i soccorritori sono delle persone comuni che per il compito di volontari al quale sono chiamati impattano con situazioni difficili e devono imparare a gestire quello che vivono, soprattutto in situazioni estreme. 

 

È nata cosi l’idea di una formazione sulla gestione emotiva in contesti di criticità voluta dal Soccorso Alpino Calabria e svolta a Saracena nell'auditorium Mastromarchi alla quale hanno preso parte numerosi volontari accolti dal sindaco, Renzo Russo, dal presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Calabria, il consigliere della direzione nazionale del Cnsas, Luca Franzese, e le psicologhe del Sasc Angela Funaro e Stefania Alfano.

 

«Abbiamo voluto fortemente questo incontro che vede un altro aspetto del soccorso, la psicologia del soccorritori: i traumi che può avere in un volontariato come il nostro un pò spinto». Da tempo la struttura ragionale del Sasc ha inglobato al suo interno un gruppo di psicologhe dell’emergenza proprio per qualificare al meglio l'attività dei soccorritori. «La serenità di un volontario dipende anche dalla sua formazione che non è solo tecnica ma anche pisologica. L’essere pronto ad affrontare scenari che gli capiteranno una sola volta nella vita come un terremoto la ricerca di un bambino. Essere pronti all’impatto di una cosa che non si conosce è fondamentale» ha aggiunto Zanfei.

 

Il rimando alla tragedia del Raganello è stato quasi d'obbligo. Tra quelle gole il 20 agosto di due anni fa, oltre alla gestione dello scenario apocalittico, i soccorritori del Soccorso Alpino hanno dovuto gestire le emozioni per il recupero e la perdita di Antonio De Rasis, amico e tecnico del soccorso. «La vicenda del Raganello - ha aggiunto Zanfei - ha segnato in maniera forte tutta la nostra struttura perché abbiamo soccorso nelle gole un nostro soccorritore. Non abbiamo avuto modo neanche di piangere, il tempo non c’è stato, perché dovevamo soccorrere quanto più vite potevamo e così abbiamo fatto. Questo è stato un impatto notevolissimo e l’aiuto della componente psiscologica ci ha dato una grande mano».

 

A sottolineare questi aspetti ci ha pensato Angela Funaro, psicologa del Sasc la quale ha ribadito come si pensa ai soccorritori come «dei rambo invece sono persone come noi che impattano con una situazioni difficile ed è molto importante capire cosa vivono in quel momento, come gestiscono quello che vivono, ed eventualmente quello che vivono cosa esita nella mente e nel corpo della persone che vivono quelle situazioni estreme».

 

Per questo diventa fondamentale «aiutare il soccorritore a capire quali sono le emozioni che mette in campo, perché conoscerle è già un momento importante». A salutare con soddisfazione questo evento è stato il sindaco di Saracena, Renzo Russo, che ha ribadito la grande importanza di avere specialisti del soccorso in quota per una comunità che ha la gran parte del suo territorio comunale in zona montana. «Siamo stati vicini sin da subito al Soccorso Alpino con un contributo iniziale lo scorso anno, abbiamo messo a disposizine della stazione Pollino e della squadra che opera a Saracena dei locali comunali, e con un contributo ancora più importante oggi siamo risciuti ad acquistare delle attrezzature per lo svolgimento del loro servizio».

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