Scomparsa di Sara Pedri, secondo giorno per gli ispettori ministeriali: sentiti i vertici dell'Azienda sanitaria

Audizione anche per una delle sei dottoresse che stanno valutando un'azione legale per denunciare la situazione invivibile nel reparto di Ginecologia del Santa Chiara di Trento

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di Redazione
7 luglio 2021
21:49

Gli ispettori inviati dal ministero della Salute sono al lavoro sul caso di Sara Pedri, la ginecologa di Forlì sparita il 4 marzo scorso. Da due giorni stanno acquisendo documenti nel reparto di Ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, per cercare di far luce sulla situazione emersa proprio in seguito alla scomparsa della giovane.

Gli ispettori hanno già ascoltato i vertici dell’Azienda sanitaria e una delle sei dottoresse che stanno valutando un’azione legale contro quanto avveniva in reparto.


A lanciare un appello affinché il ministro Speranza avviasse delle verifiche sul posto era stata proprio Roberta Venturelli, professoressa dell’Università Magna Graecia di Catanzaro dove Sara Pedri aveva passato i cinque anni di specializzazione. «Sara era positiva, intenzionata ad eccellere e ad essere una persona indipendente. Aveva le carte in regola. Con una grande facilità a farsi conoscere, a dimostrare le proprie capacità. Questo è quello che ci lascia più sconvolti», aveva dichiarato.

Tutto questo mentre proseguono le ricerche nel lago di Santa Giustina, dove sono state trovate le ultime tracce di Sara (l’auto con il suo cellulare sul sedile) e dove i cani molecolari avrebbero rilevato la presenza di un cadavere, che potrebbe però essere quello di un’altra persona scomparsa. Anche perché quel lago è tristemente noto in zona per i diversi suicidi che vi sono avvenuti.

Qui, per il momento, sembra chiudersi la vicenda di Sara Pedri. Una vicenda che parte invece dall’ospedale di Trento, dove la 31enne era arrivata nel novembre dello scorso anno, dopo la specializzazione conseguita nell’ateneo calabrese. Poi il trasferimento a Cles e, dopo appena due giorni, le dimissioni e la scomparsa avvenuta il 4 marzo. La ragazza aveva denunciato «un clima malsano e umiliante sul posto di lavoro», al Santa Chiara di Trento. E a darle ragione ci sarebbero le dichiarazioni delle altre ginecologhe.

Intanto, nel reparto è tornato in servizio il primario, riconfermato dal direttore generale che poi ha annunciato le dimissioni, anche se non risultano formalmente.

E mentre indaga la Procura, indaga anche l’Azienda sanitaria attraverso una commissione interna. Anche l’Ordine dei medici sta facendo audizioni. E nel giorno dell’arrivo degli ispettori è stata diffusa una lettera  firmata genericamente “medici, infermieri, ostetriche, operatrici sanitarie, segretarie” del reparto: «Inammissibile – vi si legge - che venga screditato in questo modo senza ritegno».  Ma le ombre sul reparto restano tante.

 

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