Un progetto calabrese su Gioacchino da Fiore all'Università Cattolica

Nell’ambito del convegno a Milano relazionerà il professore lametino Franceso Polopoli: «L’argomento gioachimita ha respiro europeo»

29 novembre 2017
14:39

Per la seconda volta si parlerà di Gioacchino da Fiore all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e anche questa volta sarà Francesco Polopoli a relazionare su di lui. “La Città del Sole come limes  da Gioacchino da Fiore a Tommaso Campanella” sarà argomento del III Congresso internazionale di “Studi ermeneutici su simbolo, mito e modernità dell’antico nella Letteratura italiana e nelle Arti dal Rinascimento ai giorni nostri” del 15-16 dicembre 2017.

Il progetto calabrese

Già lo scorso anno il dottor Polopoli aveva presentato, per il medesimo Congresso, “Echi lucreziani e gioachimiti nella Primavera di Botticelli”. Su questa scia, continuando a indagare con passione il pensiero gioachimita, il professore lametino propone un studio volto a illustrare interessantissime connessioni che riguardano due tra i più importanti personaggi storici calabresi.


Argomento gioachimita di ampio respiro

«Per la seconda volta la Cattolica sceglie un progetto calabrese: ciò significa che l’argomento gioachimita ha respiro europeo. Questo è il secondo congresso che vede due progetti gioachimiti a congresso internazionale in meno di un mese e mezzo», spiega lo stesso Polopoli al “Progetto Gedeone”, facendo riferimento anche al IV Congresso Internacional sobre Estudo de género em contexto lusófono e italiano, Università degli Studi della Tuscia, Viterbo, Universidade  de  Lisboa, Centro  Interdisciplinar  Estudos  de Género del 23-25 novembre 2017, dove  la un’altra sua relazione, “Il lessico del maschile e del femminile”, sarà letta al pubblico dalla studiosa italo-lisbonese Debora Ricci. “Nello specifico si tratterà di un itinerario lessicale, in mezzo al Liber figurarum di Gioacchino da Fiore, che fa dell’albero della vita la pianta femminina su cui si innesta la storia dell’umanità”.

Inevitabilmente questo crescente interesse induce alla riflessione sulla difficoltà di diffusione del pensiero dell’abate calabrese a livello locale. «Dovremmo curarcene di più!», sottolinea Francesco. Cogliamo il suo invito progettando di riscoprire questa fortissima presenza ignorata. Affinché la “vastissima posterità spirituale gioachimita, di cui fa parte lo stesso Campanella”, possa divenire preziosissima spinta motivazionale anche nella nostra sventurata Regione.

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