Il libro

Antonio Clausi, l’arbereshe di Frascineto che combattè in guerra con Mehmet Shehu

Presentato il volume che racconta le sue memorie e fotografa uno spaccato di vita reale del ‘900. Dalla fame di inizio secolo al conflitto, dove divenne amico del futuro primo ministro albanese. Dalle imposizioni del fascismo all’emancipazione economica. Il tutto con una promessa alla moglie: «Io ho la terza elementare, i nostri figli si laureeranno»

 

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di A. B.
24 marzo 2024
16:04

Si è tenuta nella sala dell’auditorium “A. Croccia” di Frascineto la presentazione del libro “Memorie di Antonio Clausi – Gli avvenimenti, i volti, i luoghi della memoria”. L’evento è stato moderato da Antonio Clausi Jr., giornalista di LaC News24, che ha spiegato come i fatti contenuti all’interno del volume siano realmente accaduti e come lo spaccato biografico si incastoni perfettamente con la storia del ‘900 italiano. Felliniano a metà perché se da un lato viene descritta la provincia dimenticata, dall’altro non sono presenti né caricature né figure grottesche.

Tutto è frutto della memoria di ferro del protagonista, nato nell’Arberia cosentina nel lontano 1914, che in tarda età scrisse un memoriale con una dovizia di particolari sorprendenti. Quelle pagine sono state assemblate dal figlio, il professore Attilio Clausi, e pubblicate dal Comune di Frascineto per volontà del sindaco Angelo Catapano. Il primo cittadino non ha esitato a darne il patrocinino «perché - ha detto - è impossibile per noi dimenticare che quello di cui noi oggi godiamo è frutto del lavoro di quegli uomini che hanno creduto in un’Italia migliore».


Il filone narrativo fotografa la fame di inizio secolo, la II Guerra Mondiale affrontata da Antonio Clausi da arbereshe nel conflitto greco-albanese, l’approccio al benessere nel periodo post guerra e una serie di intuizioni imprenditoriali, che hanno permesso alla sua famiglia il trasferimento a Cosenza e una vita più agiata.

Attilio Clausi, che ha inserito a piè di pagina una miriade di note per contestualizzare man mano il contesto, ha lavorato per più di due anni alla stesura del libro «che nasce da un manoscritto che papà lasciò ai familiari ed era conosciuto solo da pochi intimi amici. L’ha buttato giù quando aveva all’incirca 70 anni e l’ha intitolato “Memorie di Antonio Clausi da Frascineto”, rimarcando il suo orgoglio di appartenere alla comunità arbereshe».

Dall’infanzia, privata della figura del padre Luigi emigrato dopo pochi mesi dalla nascita in America, a New York, si arriva alla maggiore età e a come il fascismo disegnasse nella quotidianità i suoi progetti bellicosi. Capitolo dopo capitolo emerge l’amore per sua moglie Maria Bellizzi. «Antonio - continua il figlio Attilio - racconta il servizio militare, la guerra d’Albania fino alla caduta del Duce e la nascita della Repubblica, per poi diventare imprenditore trasferendosi a Cosenza con tutta la famiglia negli anni ‘60».

Racconti, come detto, che si intrecciano con persone e vicende del paese natio. Lo scritto sembra snodarsi su due linee fondamentali: quello familiare e quello della testimonianza. Quello familiare porta alla luce il suo cruccio: il non aver potuto frequentare la scuola oltre la terza elementare. Il riscatto d’amore lo ebbe però nel seguire passo dopo passo i successi e le inevitabili delusioni scolastiche dei propri figli. Fu questa la promessa che fece a Maria il giorno del fidanzamento: garantire ad ogni costo un’adeguata istruzione a tutta la loro prole.

Fulcro della presentazione e del libro è la narrazione delle battaglie. Dura e crudele la guerra, dolcissima la solidarietà fra commilitoni al fronte. Racconta della condivisione di quel poco cibo che riusciva a recuperare grazie alla padronanza della lingua albanese che gli permetteva di comunicare con le persone del luogo.

Immagini molto crude anche quelle dove descrive i suoi compagni, alcuni feriti altri morti che spiravano accanto a lui per il freddo rigido di quelle terre. «Inutile e crudele la guerra, che è servita solo a chi non la fece» diceva sempre Antonio Clausi. Considerazione molto attuale al netto dei conflitti in essere in Ucraina e Palestina.

Incredibile il racconto dell’amicizia nata con un compagno di battaglione. Soltanto leggendo il manoscritto del padre, il figlio Attilio si rese conto che si trattava nientemeno che di Mehmet Shehu, eroe partigiano albanese, fondatore della “Brigata Antonio Gramsci”, braccio destro di Henver Oxa e primo ministro per trent’anni dell’Albania comunista.

«Un genere affine all’autobiografia, nelle memorie emerge per lo più una verità emotiva - ha sottolineato Caterina Adduci, Consigliere delegato alle Politiche Culturali del Comune di Frascineto -. Tanto le memorie quanto le autobiografie sono un racconto retrospettivo in prosa che cerca di riprodurre quelli che sono gli accadimenti più importanti».

Quella di Antonio Clausi è lo specchio della vita di ogni persona che prende forma con la gioia nel vedere i propri figli sistemati e con il raggiungimento di un traguardo a cui non tutti possono tendere: la coronazione di 50 anni di vita matrimoniale. Un libro che diventa non solo un tributo, ma anche uno stimolo ad acquisire la consapevolezza che ognuno di noi è un tassello fondamentale di un mosaico importante chiamato storia, ma anche un anello di una catena preziosa che è la vita.

 

 

 

 

 

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