Anche un cosentino tra i segretari nazionali del nuovo sindacato dei carabinieri

Antonio Aprile ai vertici della nuova organizzazione costituita con assenso ministeriale. Carenza di organico e formazione tra le istanze avanzate al nuovo Governo

di Salvatore Bruno
13 settembre 2019
07:02

C'è anche un carabiniere di Cosenza, Antonio Aprile, tra i primi segretari nazionali del Sindacato Italiano dei Militari Carabinieri, costituito con assenso ministeriale nel gennaio 2019. «Siamo circa in 500 mila tra forze armate e forze di polizia - afferma ribadendo gli obiettivi della neonata organizzazione - ma le nostre istanze sembra interessino poco alla politica». Sicurezza, carenza di organico, formazione e lotta alla criminalità tra le problematiche già poste all'attenzione dei nuovi ministri della Difesa e dell’Interno.

La gente vuole sentirsi al sicuro

Quante forze servirebbero oggi per rendere più sicuro il Paese?

«La carenza di organico registrata in questi anni è paradossalmente superiore rispetto a quelli precedenti. La gestione della sicurezza pubblica non può essere orientata solo a far quadrare i conti. L'avvio della sindacalizzazione è utile per focalizzare l'attenzione sul numero reale degli operatori impegnati in attività di contrasto alla criminalità. La gente vuole che il territorio sia presidiato dai carabinieri. Di contro la politica ha spesso preferito investire sulla luna e non sulla sicurezza. Ma c’è una mera verità: le persone hanno bisogno di sentirsi sicuri qui sulla terra».

Cos’è che chiede oggi al nuovo Governo?

«Gli operatori di sicurezza necessitano di essere al passo con i tempi. Per questo chiederemo di usufruire di formazione costante, assistenza sanitaria, psicologica, accordi territoriali per esigenze alloggiative e per l’eliminazione dell’Irpef regionale e comunale. Vogliamo essere Forza di Polizia Europea, ma vogliamo anche avere lo stesso trattamento economico delle restanti forze di polizia europee».

Maledetta burocrazia

Servono maggiori tutele?

«Innanzitutto, occorrono mezzi ed equipaggiamenti innovativi. E poi bisognerebbe sburocratizzare e snellire il lavoro di chi opera in ufficio. È una necessità preminente viste le molteplici richieste provenienti dall’esterno. Nell’era dell’intelligenza artificiale siamo ancora costretti alle notifiche a mano. Auspichiamo l’uso della PEC almeno nei rapporti con gli avvocati e con gli Enti, già obbligati all'uso della posta certificata. Già questo porterebbe ad un grande risparmio di tempo, restituendo risorse umane alle funzioni di pubblica sicurezza».

Occhio agli sprechi

Antonio Aprile dice la sua anche sulla riforma della giustizia, al vaglio del Governo «Da segretario nazionale auspico venga superata la superficiale retorica del carabiniere che arresta e del giudice che libera. Più concretamente spero invece che si trova una soluzione per evitare che un carabinieri che arresta debba poi costantemente seguire il successivo procedimento giudiziario. In altre parole non è concepibile un iter iustitiae, lasciatemi passare questo eufemismo latino, del tipo: un militare dell'Arma arresta un pregiudicato a Torino; poi viene trasferito ad altra sede ma dovrà recarsi svariate volte al tribunale di Torino per udienze, che per la maggior parte delle volte vengono rinviate. Si tratta di un vero e proprio spreco di soldi pubblici che distoglie personale dal territorio».

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