Call center, protesta a Montalto: «A rischio 300 posti di lavoro»

VIDEO | Presidio permanente dei lavoratori della Abramo Customer Care:  «La Tim delocalizza il traffico all'estero e l'azienda taglia il personale» 

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di Salvatore Bruno
20 giugno 2019
14:57

Le attività dell'Abramo Costumer Care dipendono per circa l'ottanta per cento dalle committenze della Tim. E la Tim ha ridotto le commesse per delocalizzare e risparmiare sulle attività di outsourcing. Se si compongono i numeri di assistenza del 187 e del 119, due volte su tre ti rispondono dall'estero, in prevalenza dall'Albania.

Scelte penalizzanti per i lavoratori

L'esternalizzazione dei call center fuori dai confini nazionali è una delle piaghe di questo settore, già caratterizzato da un precariato estremo, perché strettamente connesso alle scelte strategiche dei grandi operatori della telecomunicazione, e da retribuzioni insufficienti a mantenere un tenore di vita dignitoso. Lo sanno bene gli oltre 300 lavoratori, assunti da Abramo a tempo determinato nel sito di Montalto Uffugo, ai quali non è stato rinnovato il contratto a causa della contrazione del mercato. Ma anche, dicono i rappresentanti sindacali, per le nuove regole imposte dal Decreto Dignità che limitano il numero dei rinnovi, pena la stabilizzazione del dipendente.

Puntare sulla qualità del servizio

Le tante problematiche sul tavolo alimentano il clima di preoccupazione tra i lavoratori che, per sensibilizzare le istituzioni e l'azienda e per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica, hanno oganizzato un presidio permanente davanti la sede della Abramo, chiedendo anche di puntare sulla qualità e non sul sistematico taglio delle risorse per i lavoratori. Nelle interviste le voci di Massimo Crivaro (Slc-Cgil), Antonio Nerone (Fistel-Cisl) e Mirko Ragusa (Slc-Cgil)

Giornalista
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