Inchiesta Moliere

Il giuramento di Ippocrate calpestato: i medici imboscati durante il Covid colpevoli di “alto tradimento”

L’inchiesta di Catanzaro sui camici bianchi assenteisti ha scoperchiato un verminaio di ipocrisia e disvalori mentre nella trincea degli ospedali gli eroi veri combattevano contro il virus

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di Enrico De Girolamo
21 ottobre 2021
13:57

Alto tradimento. È il reato per il quale dovrebbero essere giudicati i medici e il personale infermieristico di Catanzaro i quali, quando scoppiò la pandemia da Covid, si imboscarono per non esporsi al rischio di contagio.

I numeri dell’inchiesta Moliere (il commediografo francese del Malato immaginario) resa nota oggi dagli inquirenti, sono disarmanti: 807 giorni di assenza ingiustificata, 41 medici indagati di cui 13 medici del 118 e oltre 46mila euro sequestrati. Ma di certo è solo una goccia nel mare della strafottenza etica e morale che in quei mesi ha fatto da contraltare all’impegno degli eroi, quelli veri, che invece hanno lottato nella trincea delle ambulanze e dei reparti di rianimazione, nei laboratori e tra le corsie d’ospedale, talvolta pagando con la propria vita il rispetto del giuramento di Ippocrate.


Uno dei punti che scandiscono il decalogo che da millenni è (dovrebbe essere) il punto di riferimento delle professioni sanitarie, recita: “Giuro di prestare assistenza d'urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell'autorità competente”. Ecco, appunto: alto tradimento.

Dovrebbe essere questa l’accusa da muovere verso chi in chat si accordava con i colleghi per disertare all’insegna del «mi nda futtu», senza temere alcun controllo perché – si rassicuravano tra loro - «non possiamo essere sottoposti neppure a visita fiscale».

E a chi obietta che l’alto tradimento è un reato previsto solo dal codice militare, si potrebbe replicare che quella contro il Covid è stata ed è una guerra globale, con milioni di morti e feriti nel mondo, con sofferenze indicibili non soltanto per chi ha subito l’attacco del virus, ma anche per chi, a causa della pandemia, ha perso affetti, lavoro e speranza nel futuro.

Fare il medico garantisce prestigio sociale e, spesso, una vita agiata. Ma la motivazione imprescindibile, al di là dei legittimi obiettivi personali, dovrebbe essere la tensione verso il prossimo e la conseguente capacità di rivestire un ruolo al quale non si può abdicare quando il gioco si fa duro e sei chiamato a fare la tua parte.

Invece, a Catanzaro, in tanti si sono nascosti dietro a certificati medici fasulli scappando sulle colline mentre in basso, sul campo di battaglia, c’era gente che combatteva spesso a mani nude, nel senso letterale del termine, visto che nelle prime fase dell’emergenza mancavano anche guanti e mascherine. Sono loro, i colleghi in trincea, i primi che sono stati traditi e sono i primi che dovrebbero pretendere la messa al bando di chi ha preferito fare carte false pur di mettere più distanza possibile tra se e ciò che era giusto fare.

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