Gelmini ministra anti-Mezzogiorno pronta a vampirizzare le già poche risorse della scuola meridionale

VIDEO | In commissione Affari regionali la responsabile dell’omonimo dicastero scopre le carte e annuncia l’intenzione di voler condurre in porto il progetto razzista dell'autonomia differenziata che affida tutte le competenze alle Regioni. Chi è già ricco avrà di più e chi ha poco avrà sempre di meno (ASCOLTA L'AUDIO)

di Pino Aprile
13 luglio 2021
18:09

La ministra contro il Mezzogiorno, Mariastella Gelmini, decisa a distruggere quel che resta del diritto allo studio del meridionali: sta facendo riscrivere, in peggio, si capisce, il progetto razzista dell’Autonomia differenziata (ovvero quel riordino delle competenze regionali, per cui i diritti non sono più garantiti dalla Costituzione, ma dalla ricchezza del territorio, per cui lo Stato, ben più di quanto già fa, deve dare sempre di più a chi ha già di più, e sempre meno a chi ha già meno).

La leghista di Forza Italia

La cosa non sorprende, venendo dalla “leghista di Forza Italia”: si ricordano le sue foto con lo stato maggiore della Lega, anni fa, in quella pagliacciata dei “ministeri del Nord” aperti a Monza, in attesa di rubare a Roma anche il Colosseo, a Napoli il Vesuvio e a Reggio Calabria e Messina lo Stretto: unica possibilità di veder costruire il Ponte... (scoprii qualche anno dopo che i mobili erano stati loro venduti da una fabbrica di Scordia, in provincia di Catania).


Il ministero dell'Apartheid

La mossa della ministra (il nome ufficiale del Dicastero dell'Apartheid è: “Agli Affari regionali e alle Autonomie”) è stata annunciata, con le fumisterie del linguaggio di chi vuol nascondere, nella commissione Affari regionali. In pratica, la ministra ferocemente contro il Mezzogiorno ha detto che la riformulazione dello scellerato progetto (“La secessione dei ricchi”, lo battezzò il professor Gianfranco Viesti, titolo di un appello che raccolse in pochi giorni più di 60mila firme) toccherà tutte le competenze, dal momento che resterà fuori solo la questione del fisco.

L'allarme lanciato da Bianca Laura Granato

Dinanzi a tale follia, è insorta (fra i consensi di chi non ha capito o dei complici) la senatrice ex cinquestelle, ora “Alternativa c'è”, Bianca Laura Granato, calabrese, che di quella Commissione fa parte. Ha immediatamente lanciato l'allarme: «Questo significa che la scuola rischia di nuovo di finire nel calderone delle materie a esclusiva competenza regionale».

Il patto tra le Regioni ricche

Perché? Cosa significa? Per capire meglio serve un passo indietro di circa tre anni: per mano di un sottosegretario di Trento, il governo Gentiloni, ormai defunto (è il 28 febbraio 2018 e il 4 marzo sarà eletto il nuovo Parlamento), con un atto di cafonaggine istituzionale quasi da delinquenti (cose così importanti vanno lasciate al Governo che comincia, non “bruciate” da quello che finisce), firma un “patto” con il Veneto e le Regioni più ricche, Lombardia ed Emilia Romagna, per l'Autonomia differenziata.

Le tasse raccolte sul territorio restano al Nord

Il documento prevede che le competenze su servizi ora garantiti dallo Stato centrale (dai trasporti a quel che resta della sanità, alla scuola e a tanto altro) passino alle Regioni, con i soldi per farlo. E su questo si scopre fin dove arriva lo spirito di rapina dei “ricchi secessionisti”: si prevede che possano trattenere sino al 90 per cento delle tasse raccolte sul territorio. Ovvero: fine dell'esistenza di uno Stato.

Scuole già belle sempre più belle

Non solo, ma pretendono rimesse statali, per quelle competenze, rapportate al gettito fiscale. Cosa significa? Che se mandare un ragazzo italiano a scuola costa 1000, ma il Veneto è ricco il doppio della Calabria, al Veneto bisogna dare 2000. Il che comporta che le scuole del Veneto saranno sempre più belle e attrezzate con i soldi rubati al resto d'Italia, potranno pagare più corsi agli studenti, dare stipendi più alti ai professori (quindi tutti i migliori andranno dai più ricchi), e via dicendo. Lo scandalo che ne seguì mise in forte imbarazzo il neonato governo M5s-Lega e il 22 ottobre del 2018 saltò il Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto ratificare la rapina (un gruppo di senatori fece sapere che se quel testo fosse stato portato al voto, avrebbero votato contro e fatto cadere il Governo).

Boccia bifronte

I presidenti del PUN (Partito unico del Nord: Attilio Fontana, Lega, Luca Zaia, Lega e Stefano Bonaccini, Pd) fecero fuoco e fiamme, ma dovettero ingoiare il rospo. Con il successivo governo M5s-Pd, il piano fu rimesso in piedi a opera del piddino Francesco Boccia, nuovo ministro alle Regioni. La cosa fece particolarmente impressione, perché Boccia, da semplice parlamentare (è pugliese, di Bisceglie, Bari) aveva tuonato contro l'Autonomia, con la famosa frase: «Prima i Lep (i Livelli essenziali delle prestazioni, ovvero i servizi, i diritti uguali e garantiti a tutti gli italiani, ndr), dopo l'Autonomia differenziata».

Divenuto ministro, disse che si poteva fare anche il contrario. E furono ancora proteste. Le Regioni del PUN non vogliono prima i Lep, perché se a tutti gli italiani fosse assicurato lo stesso livello di cure sanitarie, di trasporti, scuole, non avanzerebbe niente da rubare. «Resteremmo con il cappello in mano», sintetizzò il leghista Roberto Calderoli, ideatore di questa porcheria.

La causa (vinta ma ignorata) dei Comuni meridionali

Con il governo “tutti dentro” di Mario Draghi, espressione dei più sfrenati istinti di rapina del PUN, la ministra di Forza Italia contro il Mezzogiorno sente di poter andare a mano libera, al punto da dire pubblicamente che calpesterà la Costituzione, per sottrarre soldi al Sud.

In risposta a una domanda della senatrice cinquestelle di Benevento, Sabrina Ricciardi, che chiedeva la corresponsione del cento per cento dei fondi della perequazione dovuti ai Comuni più poveri del Sud e rubati con dati falsi  - (poi qualcuno fece sparire quei documenti dall'archivio del Parlamento) quando a presiedere la Commissione federalismo era il leghista Giancarlo Giorgetti, oggi (purtroppo per il Sud), ministro allo Sviluppo economico (del Nord) - Gelmini rispose che qualcosa avrebbero avuto ma non certo quanto spettava.

Per riavere quei soldi, un centinaio di Comuni meridionali hanno fatto causa (vinta) allo Stato. Ma la ministra contro il Mezzogiorno non ci pensa proprio a restituire il maltolto, nonostante quel cento per cento dei fondi sia garantito dalla Costituzione!

Scuola del Sud bistrattata 

Ricordo che da ministro alla Scuola, Mariastella Gelmini voleva corsi di riqualificazione per i soli docenti meridionali (quindi manco uno del Sud si salverebbe, manco uno del Nord zoppica...), sottrasse quasi mezzo miliardo di euro destinato alle scuole meridionali e lo spalmò con altri criteri, escluse dai programmi di studio della Letteratura italiana del Novecento (secolo prevalentemente a impronta terrona), tutti i poeti e gli scrittori meridionali, persino se Premi Nobel, come Salvatore Quasimodo e Grazia Deledda. E, per non rifare l'elenco, per ora mi fermo qui.

Che dicono i suoi alleati candidati in Calabria?

Cosa diranno adesso i colleghi di partito meridionali della ministra contro il Mezzogiorno? Si arrampicheranno sugli specchi, come hanno fatto per far digerire ai terroni la rapina dei fondi del Recovery Fund, firmata dalla ministra alle Colonie (in teoria: per il Sud), la salernitana Mara Carfagna? Diranno che l'Autonomia differenziata “conviene” anche alle Regioni del Mezzogiorno? (A loro che lo dicono, senza scoppiare a ridere, né vergognarsi, probabilmente Sì).

I candidati di Forza Italia al Sud, nei Comuni, alla Regione Calabria faranno finta di niente? E quelli del centrodestra, gli alleati fratelli d'Italia e i leghisti propriamente detti? E quelli dei cinquestelle, nella maggioranza del governo Draghi? E del centrosinistra che ha dato al PUN, il partito unico del Nord, un leader più scatenato di Zaia e Fontana?
Conteremo le facce di quelli disposti a tutto, pur di privilegiare se stessi a danno di chi dovrà pentirsi di averli eletti.

Giornalista
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