Rischio Covid, scuole aperte o chiuse? Le ragioni del ritorno in classe

Durante l’ultima puntata di Prima della notizia il sindaco di Tropea e la rappresentante del comitato a favore della riapertura hanno esposto le loro motivazioni. Domani la parola a chi è contro questa soluzione

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di Redazione
9 dicembre 2020
16:06

Molti comuni hanno chiuso gli istituti di ogni ordine e grado a causa del diffondersi del contagio da Covid-19, ma la polemica imperversa in tutta la penisola ed anche in Calabria.  Oggi ospiti della puntata di Prima della notizia, la striscia quotidiana condotta da Pasquale Motta, il sindaco di Tropea Giovanni Macrì e Manuela Neri, rappresentante del comitato Pro apertura scuole calabresi.

 


Giovanni Macrì: «Si aprono seguendo i protocolli»

«A seguito della sentenza del Tar – afferma Macrì - mi sono limitato a lasciare aperte le scuole. Da diversi studi fatti dai comitati tecnici scientifici italiani ed europei, e confrontando i dati percepiti dai Paesi che hanno tenuto aperte le scuole, si evince che i numeri non hanno avuto una accelerazione negativa. Come si aprono le scuole in sicurezza? Seguendo i protocolli».

«Ai bambini che vivono forti traumi a casa – prosegue il sindaco diTropea - e che trovano nella scuola l’unica valvola di sfogo, qualcuno ci ha mai pensato? Ai disastri psicologici causati a questi bambini, ci ha pensato qualcuno? Nessuno. In termini percentuali credo che siano in netta maggioranza i genitori che vogliono mandare a scuola i loro figli. Questi si rendono conto della vera importanza della scuola».

«Il problema sanitario calabrese – conclude Giovanni Macrì - è nella scuola e si estende a tutti i settori che interessano la vita dei cittadini. No possiamo nasconderci dietro questo disastro. Sarebbe il caso che durante questa pausa natalizia si lavori alle soluzioni, soprattutto sulla processazione dei tamponi».

 

Manuela Neri: «I bambini subiscono i danni di tutto ciò, non del virus»

«È un problema atavico dello Stato e della Regione Calabria – sostiene la rappresentante del comitato Pro scuole aperte -. Non ci sono regole precise e per ovvie ragioni maturano delle situazioni che stanno interessando tutto il territorio regionale, sindaci e dirigenti scolastici lasciati da soli a combattere contro questo problema. È il sintomo di una confusione generale che permette ad una parte di mamma, prese dalla paura, a dire mi tengo il figlio a casa. Le scuole devono riaprire, ci sono dei protocolli e linee guida ministeriali da seguire, è ovvio però che se non vengono supportate dal sistema sanitario locale tutto il meccanismo salta».

«I nostri figli non stanno subendo i danni del virus – Infine, Manuela Neri -, ma dell’incapacità di gestire questa brutta situazione da chi ha il compito di governarla. Lasciare i figli a casa non significa aver trovato la soluzione. Negli ultimi mesi, da dati certi, i bambini con disturbi psicopedagogici seri sono aumentati. Quando la pandemia sarà finita e i nostri figli subiranno i danni di tutto questo chi pagherà? Questo è inaccettabile».

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