Francesca Lagatta, inviata per LaC: un treno in corsa lanciato verso la notizia

VIDEO | La corrispondente e cronista d'assalto di Perfidia è la più brava nello strappare la frase che il malcapitato non vorrebbe dire, la mezza verità che il soggetto vorrebbe tenere per sé

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22 novembre 2019
11:00
Francesca Lagatta
Francesca Lagatta

Francesca Lagatta è come un convoglio dell'alta velocità: un Frecciarossa lanciato sui binari visto dalla sala d’aspetto di una stazione secondaria. Quello che ti sfugge persino il colore, quello che ti fa sobbalzare e ti chiedi: “ma che era, un treno o un boato”?
Una dimostrazione di forza, caparbietà, determinazione, ma soprattutto di amore senza fine per il suo mestiere. Lagatta, è senza dubbio la giornalista più appassionata e generosa dell’intera redazione. All’inizio, questa irruenza può lasciare intimoriti, può mettere sulla difensiva: ma basta poco, un sorriso, un abbraccio, una stretta di mano per convincerti che in realtà, dietro il personaggio televisivo, c’è una donna di dolcezza, umiltà e disponibilità infinite.

La calabresità di Francesca Lagatta

Se c’è una giornalista che assume su di se tutti i tratti distintivi del professionismo calabrese, questa è proprio la nostra Francesca. Appassionata oltre ogni dire, emozionata, disponibile sino al sacrificio (memorabili le sue 14, 15 ore di tour de force su e giù per la Calabria, da Santa Maria del Cedro a Reggio e ritorno!), sempre pronta a dare una mano, a mettersi in gioco, a sfidare convenzioni e formalismi, sempre pronta a correre dietro, armata di microfono, all’uno piuttosto che all’altro potente di turno.
L’inviata di LaC News24 e di Perfidia è la più brava nello strappare la frase che il malcapitato non vorrebbe dire, nel registrare il commento che il renitente non vorrebbe rilasciare, la mezza verità che l’uno piuttosto che l’altro soggetto vorrebbe tenere per sé…. Brava davvero, ma senza farlo pesare. E il segreto della sua innata simpatia, è tutto qui: nel suo darsi totalmente alla causa, senza tenere nella benché minima considerazione le eventuali conseguenze per sé stessa.

La giornalista d’assalto

Francsca ha subito minacce, aggressioni e prepotenze. Ha scritto libri, fatto inchieste scomode, messo la faccia in situazioni dove anche i più coraggiosi avrebbero avuto esitazioni: ha denunciato, dimostrato e raccontato. Eppure la vera Francesca non è la guerriera: è la collega dal sorriso dolcissimo, dall’abbraccio fraterno, dall’umiltà e dalla pacatezza dei modi nella quotidianità, lontani mille miglia dall’irruenza televisiva che la contraddistingue. La Gatta è una bella risorsa per il network, e prima ancora per i suoi colleghi. Il suo arrivo a LaC, è l’ultima tappa di un percorso importante: ed è lei stessa a riportarlo.

«Hanno creduto in me»

«Venni contatta ad agosto di un anno fa - racconta - Il presidente Maduli volle incontrarmi. Quando mi comunicò che c'era la possibilità di entrare a far parte della squadra di LaC non potevo crederci. Lui e il Direttore generale, Maria Grazia Falduto credevano in me, erano fortemente convinti che avessi del talento. La mia avventura qui cominciò qualche settimana più tardi. All'inizio non è stato facile, sono entrata in un ambiente completamente nuovo, con regole nuove, dove si fa giornalismo in modo totalmente diverso da come lo avevo fatto io fino al quel momento, che avevo diretto una redazione on line di grande successo ma che si era fatta molto nemici».

Un giornalismo meno urlato

«Qui mi hanno insegnato a fare un giornalismo meno urlato ma altrettanto efficace e grazie alla comprensione e alla pazienza dei direttori e dei colleghi, ci ho messo poco ad ambientarmi. In meno di 15 giorni mi hanno messo nelle condizioni di confezionare un servizio per il tg, cosa che io non avevo mai fatto prima e di cui avevo il terrore solo a pensarci. Con me sono stati tutti splendidi, operatori, tecnici, registi. Qui a LaC ho trovato una seconda famiglia e non è solo un modo di dire. Da noi, prima che le notizie, prima che gli scoop, vengono le persone, i rapporti umani».

I direttori

«Credo di aver trovato un punto di riferimento anche nella direttrice Cristina Iannuzzi, donna del sud, di polso, decisa, a volte severa, ma amorevole e dolcissima allo tempo Sono molto legata anche ai direttori Pasquale Motta e Pietro Comito, assolutamente diversi dal punto di vista caratteriale, ma entrambi esempi di umiltà e professionalità. Senza di loro, tutti e tre, la mia avventura a LaC non sarebbe stata la stessa. Devo molto anche ai colleghi che quotidianamente ci assistono al desk, sempre cordiali e disponibili a rendere il lavoro perfetto. Ma, soprattutto, la mia gratitudine va a Maria Grazia Falduto e Domenico Maduli che mi hanno ridato dignità lavorativa e professionale, in tutti i sensi».

Un altro pianeta

«Prima di approdare a LaC ho girovagato in numerose testate regionali e nazionali, ma ho collezionato solo esperienze disastrose, come accade ancora oggi a tanti colleghi, purtroppo, e a un certo punto avevo pensato di mollare tutto. Qui invece ho la possibilità di vivere del mio lavoro e farlo con tutti gli strumenti a disposizione. Lac, giornalisticamente parlando, è un altro pianeta. E io sono estremamente felice ed orgogliosa di fare parte di questa grande famiglia».

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