Antonio Piromalli e la “provvidenza”. L’ascesa stroncata di un boss designato (INTERCETTAZIONI)

Incoronato dal padre come suo successore, ha scelto Milano come sede strategica per condurre gli affari, senza rinunciare al controllo del territorio di Gioia Tauro, grazie ad una fitta rete di comunicazione

di Consolato Minniti
26 gennaio 2017
14:30

«Con la provvidenza! Loredana chiama le cose con il nome suo». Parla con la moglie Antonio Piromalli “facciazza” e indica nella “provvidenza” il mezzo attraverso il quale sia la consorte che la figlia hanno avuto sostentamento nel periodo della sua carcerazione.

 


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È un padrino della nuova generazione, Antonio Piromalli. Investito del ruolo di capo dal padre Giuseppe, in carcere al “41 bis” ma in grado di dare ancora ordini, il giovane Antonio proprio per volere del genitore si stabilisce a Milano. È una strategia per poter curare al meglio i numerosi interessi imprenditoriali, mantenendo però il controllo del centro urbano di Gioia Tauro, grazie a quella filiera di comunicazione che gli consentiva di non perdere il contatto con la “madrepatria”.

 

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Era uno che faceva sentire forte la sua presenza, Antonio Piromalli. Secondo l’accusa, a lui si rivolgevano i sodali anche solo per una compravendita di negozi, stabilendo prezzi e quanto di sua spettanza. Ma il rampollo della famiglia ‘ndranghetistica della Piana era anche un personaggio in grado di ingerirsi nelle controversie private e imporre agli appartenenti al clan di restituire soldi e mettere fine a possibili discussioni.

 

Secondo i magistrati della Dda, Piromalli era «il regista indiscusso delle attività di trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio della cosca (coordinando una moltitudine di affiliati, a cominciare dai cognati Francesco Cordì, Giovanni Scibilia e Nicola Rucireta, per passare poi ai fedelissimi quali Rosario Vizzari, Vincenzo Bagalà e Alessandro Pronestì, tra gli altri), avendo una grandissima disponibilità di denaro di provenienza illecita, che si attivava ad immettere nei diversi mercati di interesse (esportazione di olio di oliva, commercio di agrumi, compravendite immobiliari, apertura esercizi commerciali di abbigliamento)».

 

E, come riportato dai magistrati nel corso della conferenza stampa di questa mattina al comando provinciale di Reggio Calabria, quando Antonio Piromalli arrivava al mercato ortofrutticolo di Milano, erano in tanti ad entrare in soggezione. “Sbiancavano” racconta un uomo vicino al boss. Perché gli interessi di Piromalli erano molto forti nel settore della frutta e della verdura. Di fatto, il figlio di Giuseppe “Facciazza” aveva assunto il controllo del Mof di Milano, attraverso la creazione di una complessa rete di imprese e l’ausilio di affiliati e fiancheggiatori, coordinati con la finalità di dominare il mercato ortofrutticolo di Milano, facendo leva sulla sua appartenenza alla ‘ndrangheta.

 

Consolato Minniti

Giornalista
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