Così la guerra di ordinanze fra Santelli e i sindaci complica il lavoro delle forze dell’ordine

Fra riaperture generalizzate e provvedimenti di chiusura, anche i tutori dell’ordine rimangono vittime della confusione istituzionale. Si multa chi esce o si usa sempre il buon senso?

di Consolato Minniti
1 maggio 2020
10:13

Neppure il tempo di potersi riprendere dalle fatiche ermeneutiche del termine “congiunto” che, per le forze di polizia, arriva un’altra novità a complicare ulteriormente un lavoro già ai limiti dell’impossibile. In particolar modo in Calabria.

L’ordinanza della governatrice Santelli, annunciata nella serata di giovedì e con effetto immediato, ha mandato letteralmente in tilt il consolidato sistema di controlli delle forze dell’ordine sugli spostamenti dei cittadini

Con buona pace dei tre principali motivi ancora in vigore ai sensi del Dpcm ultimo del premier Conte, infatti, da ieri mattina, in terra di Calabria, è possibile spostarsi anche con giustificazioni fino a ieri impensabili come andare al bar a prendere un caffè, seduti ai tavolini all’aperto. E così in pizzeria o al ristorante. Per non parlare della possibilità di andare a fare manutenzione sulle imbarcazioni in vista della stagione estiva, forse una delle poche attività che sarebbe stato possibile liberalizzare già prima, non essendoci particolare contatto “sociale” con altra gente.

Ma tant’è. Per poliziotti, carabinieri, finanzieri e polizia municipale, quella che può apparire come una semplice ordinanza, in realtà si è tramutata in una vera e propria giungla, dove ogni cittadino calabrese potrà addentrarsi, lasciando allo spaesato operatore di polizia il compito di interpretare la giustificazione addotta.

Finita qui? Nemmeno per sogno. Perché a complicare ulteriormente le cose ci hanno pensato i sindaci. E, si badi, non è certo un fatto di colori politici. Tanto a sinistra quanto a destra, i primi cittadini hanno optato, per la maggior parte, per ordinanze “in risposta” a quella della governatrice, vanificandone, di fatto, gli effetti. Risultato? Il cittadino pensa di poter uscire perché la Regione ha autorizzato una determinata attività, ma poi si ritrova un provvedimento contrario del proprio sindaco.

E le forze di polizia? Come devono comportarsi in tutto ciò? È possibile multare qualcuno che, sulla base dell’ordinanza regionale, è uscito, ad esempio, per andare a consumare in un bar con tavolini all’aperto, ma che, ai sensi dell’ordinanza sindacale locale, non sarebbe potuto uscire? Come regolarsi nel confronto fra quanto previsto dal Dpcm (che reca misure molto più restrittive) e l’ordinanza di Jole Santelli? Sarà possibile sanzionare il cittadino che, convinto della legittimità dei nuovi provvedimenti, violi – di fatto – il contenuto del provvedimento del premier Conte?

Dagli ambienti delle forze di polizia filtra una certa irritazione per quanto sta avvenendo, poiché ormai risulta quasi impossibile fornire delle indicazioni che siano uniformi su tutto il territorio regionale. Questo provoca anche un certo disorientamento in chi si trova, ogni giorno, a dover verificare la correttezza delle motivazioni dei cittadini che lasciano le proprie abitazioni.

Certo, il buon senso aiuta molto. Ma fino a quando potrà bastare? Non sarà forse che questo continuo proliferare di ordinanze inizia a rasentare il tragicomico? Perché a pensarci bene, i tutori dell’ordine da ieri dovranno procedere a controlli per “sottrazione”.

E cioè con un Dpcm come fonte principale da far rispettare; questo andrà confrontato con l’ordinanza regionale che ne stravolge il senso. Al risultato già di per sé discutibile, andranno ulteriormente applicate le diverse ordinanze comunali.

Ciò che ne deriva è un paradosso tutto calabrese: quel che si può fare a Villa San Giovanni, ad esempio, dove il sindaco ha riaperto tutto sulla scorta dell’ordinanza regionale, non si potrà fare a Reggio Calabria, dove, invece, Falcomatà ha confermato la chiusura totale.

Forse è arrivato il tempo in cui il governo centrale inizi a svolgere a pieno le sue funzioni, anche nel caso in cui si tratti di uniformare – in maniera coattiva – le misure in tutto il Paese. Ne va dei sacrifici fatti dagli italiani nei due mesi di lockdown, così come della serenità degli operatori di polizia che, sulle strade, si trovano a dover fare gli equilibristi fra il rigore delle sanzioni ed il buon senso di chi sa di avere di fronte solo cittadini stanchi e confusi.

Giornalista
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