In Calabria scoppia il caos per la Fase 2 della Santelli e il Governo la diffida: «Annullate»

Un pandemonio. È quello che si è scatenato dopo la decisione della governatrice di anticipare al 30 aprile molte attività. Le critiche piovono da tutte le parti, a cominciare dai sindaci che stanno emettendo delle contro-ordinanze per neutralizzare quella della Cittadella. Palazzo Chigi pronto a impugnare il provvedimento dinnanzi al Tar e alla Corte costituzionale 

di Enrico De Girolamo
30 aprile 2020
00:56
Jole Santelli
Jole Santelli

La sfida al Governo parte dalla Calabria, che nelle ultime ore sembra essere diventata più realista del re, leggi Salvini, che oggi ha simbolicamente occupato il Parlamento per protestare contro il ruolino di marcia imposto dal Governo.
Con l’ordinanza di questa sera, Jole Santelli si mette alla testa dei governatori di centrodestra che da giorni criticano quella che considerano un’eccessiva prudenza di Palazzo Chigi nella gestione della fase 2.

 

La pietra dello scandalo

La fuga in avanti della Calabria prevede, già da domani, giovedì 30 aprile, una serie di aperture e concessioni che scardinano l’ultimo decreto Conte, quello che fissava al 4 maggio l’inizio della fase “uno e mezzo” e rimandava al 18 maggio eventuali decisioni assunte in autonomia delle Regioni in base al numero di contagi registrati sui propri territori.
Invece, l’ordinanza di questa sera del presidente della giunta dà il via libera immediatamente all’apertura di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo a patto che possano allestire tavoli all’aperto. In caso contrario, possono comunque effettuare vendite di prodotti alimentari da asporto. Ma non solo, via libera anche al commercio di generi alimentari presso i mercati all’aperto, inclusa la vendita ambulante anche fuori dal proprio Comune. Così come viene consentita l’attività di commercio al dettaglio, anche in forma ambulante, di fiori, piante, semi e fertilizzanti. Ciliegina sulla torta è la possibilità di svolgere sportiva senza l’obbligo di restare nell’ambito dei confini del proprio Comune.

 

Scontro frontale con il Governo

In un'Italia costretta da due mesi a restare chiusa in casa è una piccola rivoluzione. Anzi, un’insurrezione. Tanto che il Governo, a notte fonda, ha deciso di diffidare la Calabria affinché annulli le parti del provvedimento non coerenti con le disposizioni nazionali. Se le modifiche non vengono apportate, il governo può a quel punto decidere di ricorrere al Tar o alla Consulta e impugnarla.
Che sarebbe andata a finire così lo si capiva anche dalle parole pronunciate qualche ora prima dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che, fiutando la brutta aria che soffiava da Nord a Sud, ha avvertito che in caso di «ordinanze non coerenti con il Dpcm, sarà inviata una diffida a rimuoverle, altrimenti saranno impugnate». «Dobbiamo dare un segnale di unità - ha continuato -, altrimenti non possiamo chiederla ai cittadini». Boccia, infine, ha ribadito che «in base al monitoraggio delle prossime settimane, soltanto dal 18 maggio potranno esserci riaperture differenziate tra le Regioni». Quello che si delinea è, dunque, uno scontro frontale, con la Calabria decisa ad essere la testa d’ariete del dissenso che cresce tra i governatori che chiedono da subito maggiore autonomia nella gestione della fase 2.

 

In Calabria è scoppiato il caos

Ma la decisione di Santelli di anticipare tutti non ha fatto scalpore solo nella Capitale, ma anche – e soprattutto – in Calabria, dove numerosissimi sindaci sono letteralmente caduti dalla sedia quando la Cittadella ha diffuso la nuova ordinanza. Un vero e proprio tsunami di proteste, appelli e moniti che cresce ora dopo ora nonostante sia ormai notte fonda. Molti primi cittadini hanno tirato giù dal divano segretari e dirigenti per preparare contro-ordinanze con lo scopo di neutralizzare in toto il provvedimento regionale o quantomeno differire di almeno 24 ore la sua entrata in vigore.

 

Comuni pronti alle barricate

Un modo di prendere tempo per capire, quando il sole sorgerà, che cosa sta succedendo. Alla scrivania si sono messi decine e decine di sindaci, altri se ne aggiungo ogni ora che passa. Quelli che hanno già innestato la baionetta al loro albo pretorio sono, ad esempio, numerosi primi cittadini del Catanzarese, compreso il sindaco del capoluogo regionale, Sergio Abramo, che – sebbene non abbia ancora diffuso una nota ufficiale – viene da più parti accreditato tra i dissidenti. Qui, la lista dei sindaci che hanno già preso posizione.

 

Occhiuto voce fuori dal coro: «Brava Santelli»

Ovviamente anche nelle altre province, i Comuni sono in fibrillazione. Nel Cosentino, il sindaco di Acri, Pino Capalbo, ha definito «inaccettabile», la nuova ordinanza regionale, promettendo che non verrà applicata sul proprio territorio comunale: «I sacrifici fatti finora da noi tutti, nonché quelli dei nostri concittadini che con responsabilità sono rimasti confinati altrove, non devono risultare vane».
Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Diamante, Ernesto Magorno, che ha emesso una contro-ordinanza per specificare che le disposizioni della Regione potranno essere immediatamente applicate. In particolare, Magorno ha specificato che l’attività «di pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto è subordinata all’effettuazione di specifico sopralluogo da parte degli Organi competenti con il rilascio del nulla osta».


Tra le poche, pochissime voci favorevoli c’è da registrare quella del sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, che si è complimentato con la governatrice: «Ha fatto bene a riaprire subito bar e ristoranti all’aperto, anche perché in Calabria non cambierebbe niente con un mese di chiusura in più».

 

Anche la politica in fibrillazione 

C’è poi chi ha buttato dal letto il proprio addetto stampa, come il consigliere regionale Pippo Callipo, che ha diffuso una nota nella quale si appella innanzitutto ai cittadini calabresi, chiedendo loro di «essere molto cauti». «Siamo certi – continua Callipo - che si dimostreranno più responsabili di chi li governa. Fino a pochi giorni fa la presidente della Regione Jole Santelli parlava di tenere chiusa la Calabria fino a fine maggio, oggi addirittura anticipa la fase 2 andando ben oltre le riaperture che il governo ha annunciato per il 4 maggio».
Il capogruppo di Io resto in Calabria definisce poi «irresponsabile il tempismo dell’annuncio della Santelli». «L’ordinanza - continua Callipo - contrasta con quanto previsto dai provvedimenti governativi e, oltre che pericolosa, è utile solo a un eventuale contenzioso con il governo di cui proprio non si sentiva il bisogno. Non vorremmo che tutto ciò risponda a una strategia politica concordata tra i governatori di centrodestra. Se così fosse, vorrebbe dire che si sta giocando sulla pelle dei cittadini calabresi per meri calcoli politici».

 

«Senza parole», si definisce il gruppo Pd in Consiglio regionale. «L’ordinanza appena pubblicata dalla Presidente Santelli – scrivono in una nota - è del tutto fuori da ogni logica e, anticipando senza una ragione, le disposizioni nazionali che entreranno in vigore il 4 maggio, dimentica ogni senso di responsabilità istituzionale. La Presidente Santelli si avventura contro un Dpcm che nasce dalla ponderata concertazione con una task force di esperti che studiano la situazione da settimane e hanno messo a punto un piano graduale, proprio per evitare disastri».
I consiglieri democrat guardano oltre e ipotizzano anche cause future contro la Regione, intentate da chi potrebbe subire danni da questa decisione.
«Se, in violazione di norme sanitarie nazionali – spiegano -, ripartiranno i contagi in quei bar o ristoranti che aprono (tra l’altro senza linee guida nazionali), quelle persone avranno tutto il diritto di chiedere i danni alla regione».
Infine, anche gli esponenti del Pd intravedono dietro la mossa di Santelli un calcolo politico ben preciso: «Se quello della Santelli fosse anche un gioco politico per creare divisioni fra i diversi livelli istituzionali, la cosa sarebbe ancora più grave. L’unità del Paese e la sua tenuta non possono essere oggetto di simili improvvisazioni. Invitiamo, pertanto, la Presidente a ritirare immediatamente questa sciagurata ordinanza, anche al fine di evitare che si crei sul nostro stesso territorio un conflitto istituzionali tra sindaci e regione».

 

La governatrice tiene il punto

Ma di ritirare l’ordinanza, a quanto pare, la governatrice non ci pensa proprio. Anzi, alle 23.30 circa ha pubblicato un post sulla sua pagina ufficiale per smentire una fakenews con tanto di foto che aveva cominciato a circolare in rete, secondo la quale il provvedimento era stato cassato: «Sta circolando un documento falso, nessuna ordinanza è stata ritirata», ha scritto Santelli, confermando le sue intenzioni con l’hashtag #riparticalabria.

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