Lamezia Terme

Due giorni di “consulenza” per sgomberare il campo di Scordovillo

VIDEO | L’Associazione 21 luglio, specializzata nel dare un supporto in tutta Italia in casi analoghi, ha incontrato Regione, Diocesi e Comune. I consiglieri non hanno mancato di mostrare alcune rimostranze sul metodo proposto stante la particolarità dell’accampamento in termini di radicamento sul territorio e ampiezza

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di Tiziana Bagnato
10 febbraio 2022
08:02

Due giorni di full immersion quelli che il Comune di Lamezia Terme, la Diocesi e la Regione Calabria, insieme ad associazioni e Terzo Settore hanno trascorso con 21 Luglio, realtà romana specializzata nello sgombero di campi rom. Da nord a sud, l’associazione di Carlo Stasolla è già intervenuta su diversi accampamenti, di piccole e medie dimensioni, con amministrazioni di centro sinistra e centro destra, con otto casi di successo su dieci.

C’è chi si definisce “un fantasma”

Ieri la visita nel campo rom di Scordovillo per raccogliere dati ma anche impressioni. C’è stato chi si è autodefinito “un fantasma”, chi si percepisce “uno scarto” alla pari di quelli che abbondano nelle strade del ghetto. 


Sotto forma di slide nell’incontro di oggi l’associazione romana ha indicato le linee guida per l’approccio, le strategie comunicative, le modalità per il supporto nel tempo di una potenziale uscita dal campo ma, seppur accogliendo volentieri gli spunti e le osservazioni di 21 luglio, consiglieri e sindaco non hanno mancato di rimarcare alcuni aspetti tipicamente territoriali e che rendono da tempo farraginoso sgombero e integrazione.

Le particolarità rispetto ad altri accampamenti

A partire dal numero degli attuali residenti, talmente elevato da non avere precedenti nelle esperienze maturate dall’associazione, fino alle remore da entrambe le parti. Da un lato gli stessi rom che in passato hanno evidenziato le loro difficoltà a lasciare l’accampamento, dall’altro i quartieri e i cittadini che dovrebbero accoglierli, con episodi, anni fa, anche di barricate.

I disagi raccontati 

Tra i suggerimenti dati da 21 luglio e frutto delle loro analisi sul campo, quello di prendere in carico tutte le famiglie e di supportarne nel tempo l’autonomia. Tra i bisogni emersi a Scordovillo dialogando con i residenti, il disagio abitativo, l’inclusione socio sanitaria, l’assenza di cure domiciliari per chi gravemente malata.

Sono poi emersi depressione, frustrazione, disturbi del sonno. Per l’associazione bisogna andare oltre l’approccio etnico e individuare nel campo figure rappresentative capaci di fare presa sul resto della popolazione e di portare anche il proprio esempio, magari scegliendo tra coloro che hanno già un inserimento lavorativo o un buon livello d’istruzione.

Giornalista
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