Faust, Policaro sindaco di Polistena “accusato” dal suocero di avere pagato le tasse al clan

VIDEO | In un'intercettazione finita nell'inchiesta della Dda di Reggio Calabria Antonio Ierace parla del presunto pagamento di Ici e Imu da parte di suo genero (che non risulta indagato) in favore di alcuni membri della cosca Longo

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di Redazione
20 gennaio 2021
12:10

L’attuale sindaco di Polistena, Marco Policaro, avrebbe pagato l’Ici e l’Imu alla famiglia Longo, per due anni di seguito, dividendo la spesa a metà con il suocero Antonio Ierace, finito ai domiciliari per associazione mafiosa. È quanto emerge dalle carte dell’inchiesta “Faust” che ha disarticolato la cosca ‘ndranghetistica dei Pisano, operante nel territorio di Rosarno, descrivendone anche i legami con le cosche operanti a Polistena e, quindi, proprio i Longo, storicamente egemoni nella cittadina della Piana.

Biagio Moretto il “camminante”

Il nome di Policaro, che non risulta indagato, spunta nelle pagine dedicate ad un episodio di danneggiamento ai danni di Biagio Moretto, inteso “Peppino”, personaggio importante all’interno dell’ordinanza emessa dal gip distrettuale. Questi, pur essendo da sempre vicino alla cosca Longo, non ha mai voluto essere affiliato formalmente alla ‘ndrangheta, autodefinendosi un “camminante”. Tale figura, già emersa nell’inchiesta “Crimine”, indicava il sodale che, non essendo sottoposto a provvedimenti limitativi della libertà personale, poteva far circolare informazioni all’interno della consorteria ‘ndranghetistica, riferendo o apprendendo le cosiddette “imbasciate”. Alla luce di ciò, i magistrati gli contestano il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e non quello di associazione mafiosa piena.


Il danneggiamento ai danni di Moretto

Accade, però, che Moretto subisca un danneggiamento alle sue attività commerciali – intestate ai figli – senza riuscire a darsi una spiegazione, non dovendo temere gli ‘ndranghetisti di Polistena, a cui ha sempre dato supporto. È per questo che l’uomo si rivolge alle figure di vertice della locale competente, ossia a Francesco Cutano, “mastro di giornata” della Società di Polistena e poi anche a Domenico Longo, “mezzo culo”, capo società di Polistena, indicato da Moretto come il “patriarca”, in quanto reggente vicario di Vincenzo Longo “il postino”, in quel momento detenuto. Moretto, però, non rimane soddisfatto delle spiegazioni ricevute, decidendo di rivolgersi ai Pisano. Ed è in questo contesto che Moretto inizia la sua lunga conversazione con Antonio Ierace.

Entrambi dimostrano – come scrive il gip – di conoscere bene le dinamiche interne alla cosca di Polistena, informazioni che, a giudizio degli inquirenti, possono essere in possesso solo di intranei o concorrenti esterni. Dalla conversazione emerge come vi fosse l’idea, da parte della cosca di Polistena, di far pagare tutti, anche le persone vicine. Il pizzo, dunque, doveva essere pagato anche da coloro che si erano mostrati sempre “attenti” alle esigenze della cosca. Proprio come Moretto che racconta di aver sempre mandato un “fiore” agli esponenti del clan.

La confessione di Ierace: pagato Imu e Ici con Policaro

È in tale contesto che Antonio Ierace confida a Biagio Moreto che anch’egli aveva fatto diversi favori ai componenti della famiglia Longo, fra cui il pagamento, per due anni di seguito, insieme a Marco Policaro, dell’Ici e dell’imu dovuta da alcuni di loro. Ecco le parole dette da Ierace all’amico: «Suo genero, quello che ho fatto io per Diego, sia di quando è stato di quella volta, e adesso per i suoi figli, e per lui personalmente e per Mimmo... Tu dici.. dici ogni anno, io pure due volte l'anno e tre volte l'anno... Peppe "viri ca e u resta Cca.."... Vedi che Marco, lo ha detto lui stesso penso che te l'ho detto già, di pagargli l'Ici, l'Imu e per due anni di fila gliel'abbiamo pagata... quasi mille euro l'anno... gliel'abbiamo pagata metà io e metà Marco... Con tutto che era l'amministrazione denunciata, che hanno denunciato mezzo .... Dico, lui è venuto perché, essendo mio cognato, ho detto, lo facciamo insieme per tuo zio, per Mimmo, per Giuseppe... per.... E lui stesso, da Amministratore, non si doveva neanche permettere a dirmelo perché invece Marco si è permesso, e lo ha fatto... Mi ha suggerito lui stesso... Io lo avrei fatto da solo magari, no..? Poi lui mi ha suggerito lui stesso, ed ha partecipato a metà spese insieme a me...».

Gli investigatori specificano che l’identificazione di Policaro avviene sulla scorta di due elementi: lo stesso era il fidanzato della figlia di Ierace; il Marco citato da Ierace era un amministratore facente parte dell’amministrazione “denunciata” e, in effetti – scrive il gip – Marco Policaro risultava ricoprire, all’epoca, la carica di vicesindaco del Comune di Polistena, denunciato per diffamazione unitamente agli altri membri della maggioranza il 25 novembre del 2011.

Le accuse a Ierace

Sono parole che pesano quelle di Ierace, suocero del sindaco Policaro. Secondo la Dda, Ierace sarebbe un membro della Società di ‘Ndrangheta di Polistena. L’uomo, che si trova in regime di arresti domiciliari, avrebbe avuto il ruolo di partecipe con il compito di curare i rapporti con le altre consorterie mafiose e con i concorrenti esterni al sodalizio.

L’ascesa di Policaro e l’elezione

Un bel grattacapo per Policaro che – si ribadisce – non risulta indagato, ed è da poco tempo sindaco di Polistena, dopo l’elezione ottenuta con il 73,64% dei voti nelle elezioni del 22 settembre scorso. Erede politico dell’ex sindaco Michele Tripodi, Policaro rappresenta da tempo un punto fermo della politica polistenese. Ora, però, le confessioni del suocero – che lo indica come “pagatore” di imposte dovute dagli uomini dei Longo – provocano non poco imbarazzo nei palazzi della politica polistenese.

La nota-lampo dopo l’operazione

Anche perché proprio Policaro, pochissime ore dopo l’esecuzione del blitz della Dda, si è affrettato ad inviare una nota stampa con la quale annunciava la costituzione di parte civile dell’amministrazione comunale nel processo scaturente dall’inchiesta “Faust”, spendendo parole d’elogio per l’operato della Dda e parlando di «quadro desolante di vicende criminali e di sopraffazione mafiosa». A questo punto l’interrogativo diventa lecito: quanto c’è di vero nelle parole del suocero del sindaco Policaro? Questi ha veramente pagato, per metà, dei tributi, in realtà dovuti dagli uomini della cosca Longo? A questo punto ci si attende un chiarimento dal primo cittadino di Polistena.

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