La Questura e Figliuolo chiedano scusa: la libertà di stampa non si tocca

VIDEO | Questo pomeriggio il giornalista di LaC Agostino Pantano è stato allontanato dai collaboratori del commissario per l’emergenza Covid e identificato dalla polizia. La colpa? Voler fare una domanda (ASCOLTA L'AUDIO)

di Pasquale Motta
26 marzo 2021
20:02

A rendere difficile il nostro lavoro di cronisti non bastava la pandemia, una sanità regionale a pezzi che dà letteralmente i numeri (sbagliati) e una classe politica corrotta e incapace.

Ora, a rendere tutto più complicato ci si mette anche l’arroganza di un potere istituzionale che invece di concentrarsi sulla repressione di quei fenomeni che soffocano la Calabria, si preoccupa di bloccare e identificare i giornalisti che quotidianamente fanno il proprio lavoro per dare a questa regione un barlume di speranza di cambiamento vero.


È quanto successo al nostro collega Agostino Pantano, questo pomeriggio nel centro regionale di Taurianova per seguire il sopralluogo del commissario nazionale per l’emergenza, il generale Francesco Paolo Figliuolo, in trasferta in Calabria.

Pantano si apprestava a fare le sue domande, quando è stato prima strattonato dai collaboratori del generale e poi identificato dagli agenti della Questura di Reggio Calabria, che gli hanno chiesto di esibire i documenti, sebbene i giornalisti di LaC siano ampiamente conosciuti e riconoscibili, per ovvi motivi professionali, dalle forze dell’ordine che operano in tutte le province calabresi.

Non a caso, lo stesso funzionario di polizia che gli ha chiesto i documenti lo chiama per nome prima ancora che venga identificato formalmente. Insomma, un atteggiamento intimidatorio che non possiamo accettare, per rispetto a noi stessi e per il rispetto che meritano i nostri lettori.

La domanda che avremmo voluto fare a Figliuolo resta sospesa: perché ha deciso di effettuare un sopralluogo proprio nel centro vaccinale allestito nella città del presidente facente funzioni Nino Spirlì? Perché non ha scelto per la sua visita Reggio Calabria, magari cogliendo l’occasione per stigmatizzare le enormi difficoltà che si sono registrate quando si è deciso di vaccinare gli anziani ammassati per ore sotto i portici di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale?

Il generale Figliuolo avrebbe potuto spazzare via ogni sospetto di “favore” elettorale a Spirlì, che certamente sarà candidato alle prossime regionali. E noi avremmo avuto modo di fare il nostro lavoro.

Invece ha prevalso l’arroganza e la prevaricazione da parte di fin troppo solerti difensori dell’ordine costituito, per i quali il manovratore non va mai disturbato. Neppure con una semplice domanda.

Ecco perché pretendiamo le scuse formali dalla Questura di Reggio Calabria e dall’Ufficio del commissario straordinario per l’emergenza nazionale. Non serviranno a cancellare quanto accaduto, ma almeno contribuiranno a rendere meno amaro questo episodio, che se non venisse edulcorato da un’assunzione di responsabilità resterebbe solo un grave esempio di disprezzo della libertà di stampa.

Giornalista
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