Il grido di dolore dei familiari delle vittime di mafia: «Giustizia e verità»

VIDEO | Tante le storie macchiate dal sangue innocente di chi è caduto sotto i colpi della mafia. Oggi in migliaia hanno sfilato a Catanzaro in occasione della XXIV Giornata della Memoria e dell'Impegno organizzata da Libera

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di Rossella  Galati
21 marzo 2019
20:41
La manifestazione di Libera a Catanzaro
La manifestazione di Libera a Catanzaro

Domenica Diano è moglie di Francesco Giorgino, il meccanico ucciso il 21 febbraio 1996 a Lazzaro, aveva solo 40 anni.  Liliana Esposito è la mamma di Massimiliano Carbone, imprenditore che di anni ne aveva 30, ucciso sotto casa a Locri con un colpo di fucile il 19 settembre 2004. C’erano anche loro tra le migliaia persone arrivate da tutta la Calabria a Catanzaro per chiedere a gran voce verità e giustizia per tutte le vittime innocenti di mafia alla manifestazione organizzata da Libera, giunta quest’anno alla XXIV edizione.

Giustizia per i propri cari

«Non abbiamo avuto ancora giustizia e verità. Chi ha ucciso mio marito è latitante da 22 anni – dice Domenica Diano – Sto ancora lottando. Libera mi ha aiutato tantissimo, mi ha aiutato a credere ancora e a sperare nella giustizia». «Sono 14 anni e mezzo che io abbraccio una pietra al cimitero. Voglio speranza per questo territorio – ha affermato con forza Liliana Esposito – non è un desiderio. La pretendo per tutti. Mio figlio era colpevole della sua amabilità, della sua creatività, perché aveva creato dal nulla una cooperativa sociale. Voleva lavorare nella sua città in maniera pulita. Mio figlio era colpevole di vita perché padre. E’ una storia complessa ma io ho l’imperativo morale di portare avanti il suo nome. Io sono stata una maestra in quella Locri che parla di legalità ma non sempre la pratica».

L'appello di Libera

Tante storie, vite spezzate e un solo gande impegno: sconfiggere le mafie attraverso il “noi”. «Chi sa parli, collabori di più – è l’invito di don Ennio Stamile, coordinatore di Libera Clabria – un appello alla conversione di coloro i quali appartengono alle ‘ndrine . Ci deve essere un impegno costante e quotidiano da parte di tutti per dire un no deciso ad ogni forma di collusione, corruzione, voto di scambio, mala politica, mala sanità che purtroppo sono l’incubatrice della ‘ndrangheta e di tutte le mafie». Un invito alla coralità dell’impegno dunque, un percorso condiviso che simbolicamente è partito dalla parte alta di Catanzaro fino a raggiungere piazza Prefettura.

«La politica deve fare la sua parte»

Associazioni, studenti, cittadini , ma anche gli amministratori locali aderenti ad Avviso Pubblico, una rete nata per sconfiggere le mafie e la corruzione. «La nostra strada e quella di Libera sono strade parallele che portano ad un unico obiettivo: sconfiggere le mafie e la corruzione – ha sottolineato Maria Antonietta Sacco, vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico e coordinatrice regionale –, la politica deve fare la sua parte e gli amministratori di avviso pubblico ribadiscono che esiste una politica buona  e che questa politica buona deve emergere perché ci sono tanti amministratori che ogni giorno amministrano i loro comuni con dedizione, passione e amore. La nostra rete vuole fare in modo che ritorni la fiducia nella politica. In Calabria abbiamo circa venti comuni ma vorremmo essere tanti di più. Il nostro auspicio è di poter accogliere nuovi comuni  per collaborare con le associazioni e promuovere la cittadinanza attiva».

Il dolore del ricordo

Messaggi chiari dunque di una società che ha sete di giustizia e che vuole essere libera dalla paura quel sentimento che, come testimonia Silvia, figlia di Giovanni Ventra consigliere comunale, ucciso a Cittanova il 27 dicembre 1972, può condizionare la vita. «Queste sono delle cose che non ti passano mai. Come non passa mai la paura che possa succedere ancora, che possano ancora colpire uno dei tuoi familiari. Io ho dei ricordi terribili. Avevo 13 anni appena compiuti. Lo hanno ammazzato a pochi passi da casa, ho sentito i colpi di fucile, che erano indirizzati ad un’altra persona ma hanno colpito pure lui e quindi ho visto la pozza di sangue a terra che per anni mi ha impedito di attraversare quella strada».

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