‘Ndrangheta: operazione “Gringia”, ergastolo per i Patania e il boss Mancuso

La Cassazione conferma le condanne per la faida di Stefanaconi e la guerra di mafia contro il clan dei Piscopisani

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di G. B.
3 aprile 2019
06:17

La Corte di Cassazione ha confermato in toto la sentenza emessa il 20 febbraio 2018 dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro nel processo nato dall’operazione antimafia “Gringia”, scattata nel novembre 2012 per far luce sulla faida fra i clan di Stefanaconi ed il gruppo di Piscopio. Le condanne al carcere a vita interessano i fratelli: Saverio, Salvatore e Giuseppe Patania, di 43, 41 e 39 anni. Tali imputati sono tutti di Stefanaconi. Ergastolo confermato anche per la madre Giuseppina Iacopetta, 65 anni, vedova di Fortunato Patania, ucciso nel settembre 2011 (che in primo grado era stata assolta). La Iacopetta è stata ritenuta la mandante degli omicidi di Francesco Scrugli in concorso con i figli, nonchè mandante del tentato omicidio di Francesco Meddis. 

Le altre condanne all’ergastolo interessano: Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, 58 anni, di Nicotera Marina, esponente di spicco dell’omonimo clan; Cristian Loielo, 28 anni, di Sant’Angelo di Gerocarne; Salvatore Callea, 52 anni, di Oppido Mamertina. Condanna a 30 anni di reclusione a testa per: Francesco Lopreiato, 33 anni, di San Gregorio d’Ippona e Giuseppe Comito, 43 anni, di Vibo Marina.                                                                                 

Gli omicidi contestati sono quelli di: Michele Mario Fiorillo (16 settembre 2011), Giuseppe Matina (20 febbraio 2012), Francesco Scrugli (21 marzo 2012), Davide Fortuna (6 luglio 2012). Sei invece i tentati omicidi: Rosario Fiorillo (14 dicembre 2011), Francesco Calafati (21 marzo 2012), Francesco Scrugli (11 febbraio 2012), Rosario Battaglia e Raffaele Moscato ( 21 marzo 2012), Francesco Meddis (26 giugno 2012). 

L'operazione “Gringia”

L’operazione antimafia “Gringia”, coordinata dalla Dda di Catanzaro, mirava a far luce sulla faida che ha visto su due fronti contrapposti da un lato il gruppo dei Patania di Stefanaconi – un tempo “braccio armato” della “società maggiore” del paese guidata dai Lopreiato – contro un nuovo gruppo criminale emergente nato dalle ceneri della vecchia “società minore” del paese guidata dai Bartolotta, e dall’altro lato gli stessi Patania contro i “Piscopisani”, clan nato attorno alle “famiglie” di Piscopio dei Fiorillo, dei Galati e dei Battaglia, alleate a loro volta a Francesco Scrugli, ritenuto elemento del clan Lo Bianco insieme al cognato Andrea Mantella anche se in posizione di autonomia.                      

Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Costantino Casuscelli, Sergio Rotundo, Alfredo Gaito, Giuseppe Di Renzo, Francesco Capria, Francesco Calabrese, Giancarlo Pittelli, Vincenzo Galeota, Giuseppe Bagnato, Salvatore Staiano, Luca Cianferoni. 

Giornalista
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