L'omicidio di Pamela raccontato da un pentito calabrese, il legale: «Sia tutelato»

VIDEO | Le dichiarazioni di Vincenzo Marino, ex armiere del clan Vrenna, sono state decisive per l’ergastolo all’assassino della giovane. Ora il suo legale  chiede allo Stato la riattivazione della protezione e rivolge un appello a Gratteri

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di Rossella  Galati
30 maggio 2019
19:15
Pamela Mastropietro
Pamela Mastropietro

Nella giornata di ieri, come noto, Innocente Oseghale, il nigeriano accusato dello stupro, dell’omicidio e del vilipendio del cadavere di Pamela Mastropietro, è stato condannato all’ergastolo. Tra gli elementi dell’accusa più importanti, le rivelazioni di Vincenzo Marino, l’ex armiere del clan Vrenna, che adesso è fuori dal programma di protezione. Stamani l’avvocato Claudia Conidi si è rivolta alle istituzioni affinché siano ripristinate tutte le misure necessarie a garantirne la sicurezza. «Vincenzo Marino ha reso ampie dichiarazioni sull’omicidio di Pamela e fin da subito è stato considerato un teste chiave. Lo ha fatto in ossequio al suo status di collaboratore di giustizia -  spiega il legale -. Marino si è trovato nello stesso carcere dell’assassino di Pamela Mastropietro per mera casualità. In varie occasioni ha avuto modo di confrontarsi con lui da ex 'ndranghetista, ovviamente non ha disvelato il suo status di collaboratore, acquisendo la fiducia di Oseghale e carpendo notizie fondamentali per lo sviluppo delle indagini e quindi poi per l’acquisizione delle prove e la sentenza».

Protezione per Marino e la sua famiglia

«Io sto chiedendo protezione per Marino non da ora – chiarisce Claudia Conidi -. lo sto chiedendo dal momento in cui ho appreso delle assoluzioni e delle archiviazioni nei suoi confronti. Lo sto chiedendo da più di un anno, ancor prima che Marino incontrasse Oseghale in carcere. Questo per non dare adito a nessuno di pensare che Marino abbia strumentalizzato queste sue conoscenze per riottenere il programma, per come è stato detto da alcuni miei colleghi difensori di Oseghale. E lo sto chiedendo perché ritengo giusto che un collaboratore che non abbia ancora terminato le sue pendenze processuali, essendo imputato nel procedimento Stige, attualmente in corso dinanzi al gup di Catanzaro, le prossime udienze sono il 5 e il 6 giugno, non avendo inoltre alcuna colpa per altri reati, poiché ci sono sentenze di assoluzione, e anche alla luce della sentenza di ieri, meriti le misure tutorie e quindi la giusta considerazione per lui e per la sua famiglia».

L'appello al procuratore Gratteri

L’avvocato Conidi ci tiene inoltre a sottolineare l’attualità delle dichiarazioni del suo assistito: «Anche nell’operazione Malapianta sussistono le sue dichiarazioni. Ha reso dichiarazioni anche in relazione a fatti omicidiari, di lupara bianca. Io mi appello alla professionalità, all’onestà, al buon cuore del procuratore Nicola Gratteri e di tutta la Direzione Distrettuale –conclude l'avvocato del collaboratore di giustizia - affinchè prendano atto della buona volontà del Marino di continuare a collaborare e quindi di non disattendere le sue aspettative di ricevere dalla legge quello che il legislatore prevede cioè la giusta tutela».

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