Gratteri: «Crepe nei clan. Anche i figli dei capimafia parlano con noi»

Il procuratore di Catanzaro spiega l’evoluzione dei sodalizi criminali e il ruolo sempre più incisivo delle donne nella lotta per la legalità: «Diventano collaboratrici di giustizia e si fidano dello Stato»

7 dicembre 2019
19:55
Il procuratore Gratteri
Il procuratore Gratteri

«Si incominciano a intravvedere delle crepe all'interno della 'ndrangheta 'doc'», pertanto «è arrivato il momento di affrontare le cose in modo serio e sistematico». Lo ha detto il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, intervenendo a una presentazione del suo libro “La rete degli invisibili”, scritto insieme ad Antonio Nicaso. «Quando lo scorso anno – ha sostenuto Gratteri - abbiamo scritto 'La storia della 'ndrangheta' pensavamo di non scrivere più libri, perché pensavamo che non c'era più nulla da dire, ma proprio quando correggevamo le bozze di quel libro abbiamo visto che c'era un processo di accelerazione nel mutamento della 'ndrangheta. Noi abbiamo sempre detto che le mafie vivono nella società, non sono un corpo estraneo alla società, altrimenti non potrebbero essere definite mafie ma semplice criminalità organizzata o gangsterismo. Quali sono i segnali di questa accelerazione nel mutamento? In un anno, un anno e mezzo – ha spiegato il procuratore di Catanzaro - vediamo che i figli di capimafia chiedono di parlare con noi. Questo è un fatto di grande importanza non solo sul piano investigativo, ma anche storico e di conoscenza, di mutamento del modo di essere all'interno della 'ndrangheta».

Crepe nei clan

Secondo Gratteri «finora la 'ndrangheta e le mafie sono state studiate solo sul piano sociologico, ci sono invece pochi studi sul piano psicologico e psichiatrico. Se le studiamo sotto questi due punti di vista, vediamo che oggi gli 'ndranghetisti sono molto più fragili rispetto a quelli del passato. Oggi le nuove generazioni, la nuova frontiera della 'ndrangheta è più fragile, depressa, paranoica, e questo ci fa pensare che si incominciano a intravvedere delle crepe all'interno della 'ndrangheta 'doc', e non parliamo della manovalanza». E – ha proseguito il procuratore di Catanzaro - se le decriptiamo come crepe, sta alla nostra intelligenza e capacità sul piano investigativo e probatorio di leggere queste crepe per poter entrare nel mondo e nell'elite della 'ndrangheta. Non bisogna avere più il timore reverenziale, se c'è stato nel passato, di osare: è arrivato il momento di affrontare le cose in modo serio e sistematico».

Il ruolo delle donne

Gratteri ha poi evidenziato che «un altro aspetto, che raccontiamo nel libro, è quello delle storie di donne che diventano collaboratrici di giustizia, che si fidano di noi, che parlano per amore di un uomo: anche questo è un segnale importantissimo, da coltivare e incentivare, e quindi non basta solo il piano giudiziario, ma devono intervenire altre parti e altri attori nella struttura dello Stato in senso lato. Altra parte importante è avere incominciato a sentire dei narcotrafficanti che propongono ai produttori di cocaina di pagare con moneta elettronica: questa è un altro elemento di novità, un altro salto di qualità. Sono tre temi principali che – ha rimarcato il procuratore - ci fanno pensare che, se siamo intelligenti e abbiamo volontà e coraggio di leggere e interpretare questi mutamenti, possiamo fare un processo di accelerazione e una nuova impostazione nella tecnica di indagine e nel rapportarsi con la conoscenza della mafia. E' fondamentale – ha concluso Gratteri - la capacità e l'umiltà di tutti di mettere in discussione ciò che abbiamo detto oggi, ed essere pronti a recepire gli elementi di novità».

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