Rifiuti contaminati dal Covid: il dilemma (irrisolto) di un vibonese in quarantena

La vicenda surreale di un giovane barista di Vibo Valentia. La Prefettura gli “ordina” di non uscire di casa per buttare la spazzatura, il Comune invece lo autorizza ad uscire nonostante l'isolamento obbligatorio

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di Cristina Iannuzzi
20 novembre 2020
16:00

Positivo al Covid. In isolamento domiciliare insieme alla sua famiglia: moglie e due bimbi piccoli. Succede a Giuseppe, un giovane barista di Vibo Valentia. Come lui migliaia di persone in quarantena obbligatoria. Costrette ad affrontare la paura del virus, il disagio di dover chiedere ad amici e parenti un aiuto per acquistare e consegnare i generi di prima necessità. E non ultima la difficoltà di smaltire i rifiuti domestici. Un protocollo, sul punto, che a Vibo appare poco chiaro.

 

«Dove getto i pannolini dei miei bimbi? E tutti i rifiuti che produciamo e che da regolamento non possiamo differenziare?». Per dieci giorni Giuseppe ha lasciato la spazzatura sul suo balcone in attesa di chiarimenti da parte degli uffici comunali. Dopo una lunga e vana attesa, ha deciso di inviare una mail sia alla Prefettura che al Comune.

 

Risposte tempestive ma pareri contrastanti: per l’Ufficio territoriale del governo i rifiuti vanno ritirati direttamente a casa dell'uomo. Il Comune invece lo "autorizza" ad uscire di casa per depositare la spazzatura dopo le 8 del mattino e previa apposizione del nastro identificativo. «Dovrei uscire nonostante la quarantena?», si domanda Giuseppe, che aggiunge: «Non posso correre il rischio di incontrare i miei vicini nelle scale. Sono in isolamento e il mio senso civico mi consiglia di evitare contatti con l’esterno».

 

Ma dieci giorni sono tanti e il trentenne, dopo avere denunciato la sua odissea in una diretta Facebook, ha deciso - suo malgrado - di seguire il consiglio di Adriana Teti, la super dirigente di Palazzo Luigi Razza. Ha pertanto depositato la spazzatura fuori dalla propria abitazione, in doppia busta e accanto ai sacchetti “comuni”. «Sono stato diligente - spiega - ho indossato i guanti, ma so che i miei sono rifiuti potenzialmente contaminati. Sia io che la mia famiglia - ricorda - abbiamo il Covid». Ebbene. Gli operatori ecologici stamattina hanno raccolto l’immondizia. Quasi tutta. Perché i sacchetti lasciati da Giuseppe, sono infatti rimasti sul ciglio della strada in attesa di essere smaltiti.

 

Raggiungiamo la dirigente del settore: «Impossibile che non li abbiano raccolti», commenta Adriana Teti, che aggiunge: «Il servizio funziona alla perfezione». Le mostriamo la foto. Solo a questo punto si impegna a verificare il disservizio, che noi avevamo documentato pochi minuti prima.

 

Sulla questione legata al rischio contagio dei netturbini, era intervenuto nelle ore precedenti anche Giovanni Patania, del coordinamento provinciale Confasila. Ha inviato al prefetto, al sindaco, alla stessa Teti, al comandante della Polizia municipale e al responsabile del Dipartimento di prevenzione dell'Asp una “segnalazione urgente”. Il sindacalista punta il dito contro la Ecocar, l'azienda che per conto del Comune si occupa della gestione dei rifiuti in città e che, a suo dire, non tutelerebbe gli operai. «La società - si legge - impiega gruppi da tre operatori per ogni mezzo senza l'utilizzo di dispositivi di sicurezza adeguati, non rispettando il distanziamento necessario nello stesso mezzo. Inoltre, l’addetto alla raccolta dei rifiuti dedicata ai soggetti in quarantena positivi - conclude il sindacalista - viene utilizzato a svolgere altri servizi, entrando a contatto con diversi colleghi»

Giornalista
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