La cassa del clan Mancuso nascosta sotto terra: «Legato e bruciato vivo» dopo averla scoperta

AUDIO ESCLUSIVO | Un enorme tesoro celato tra le campagne di Filandari e Rombiolo. Il corpo di Francesco Cichello rinvenuto carbonizzato in una discarica di Ionadi nel 1995. Le clamorose rivelazioni dell’ex infiltrato Fuduli al Ros di Catanzaro qualche anno prima di togliersi la vita

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di Pietro Comito
11 luglio 2020
08:30

«Pacchi di soldi, pallet proprio, bancali di soldi…». Il ragazzo trovò quel tesoro nascosto tra la campagne accedendovi attraverso un cunicolo. Poi lo raccontò alla madre: «Te ne do un pugno e ci facciamo una villa, una reggia». La madre pensò fosse matto. Forse, però, non lo era. Qualche giorno dopo, il corpo del giovane fu ritrovato straziato, carbonizzato, in una discarica, a Ionadi. Era il 27 gennaio del 1995. Quel ragazzo si chiamava Francesco Cichello, per tutti però era semplicemente «Franco» ed era di Filandari. Un cold case, un delitto dimenticato ed impunito dal movente (presunto) clamoroso, che a sua volta andrebbe a dissolvere l’aura della leggenda attorno a quello che forse si pensava fosse solo un mito: la «cassa centrale del clan Mancuso».

I due incontri con il Ros

Qualche anno prima di togliersi la vita, Bruno Fuduli - l’ex collaboratore di giustizia ed ex infiltrato nella rete di ‘ndranghetisti e narcos, che in seguito passò dall’altra parte della barricata indossando i panni del broker della cocaina su scala internazionale - ebbe due colloqui con i carabinieri del Ros di Catanzaro, con i quali aveva chiesto di conferire. Forse aveva compreso i suoi errori. Forse voleva riaccreditarsi dopo aver tradito lo Stato. Forse intendeva provare a riparare i guai giudiziari che s’era procurato. Qualunque fosse il suo intendimento, ciò che aveva da dire era di particolare interesse. Per due volte gli ufficiali del reparto investigativo d’élite dell’Arma lo raggiunsero nel Piacentino, per interrogarlo secondo legge. I verbali e le registrazioni di quei colloqui sono acquisiti al maxiprocedimento Rinascita Scott, che con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, assieme ai colleghi di Roma e del Nucleo investigativo di Vibo Valentia, il Ros di Catanzaro ha portato a conclusione in maniera dirompente.

La «cassa centrale»

Sono i verbali nei quali Fuduli - allora inconsapevole che l’intento fosse stato già raggiunto - spiegava come il clan di Limbadi avesse messo a disposizione una liquidità illimitata pur di far scarcerare il “capo dei capi” Luigi Mancuso. Quei soldi, in grado di finanziare qualsiasi affare illecito, dai traffici di narcotici all’usura, sarebbero usciti dalla «cassa centrale». Funzionava - a dire di Fuduli - esattamente come una banca: chi attingeva doveva offrire ampie garanzie, i soldi dovevano rientrare e con cospicui interessi; se gli affari si fossero conclusi malamente, il clan si prendeva i beni posti a garanzia; in pratica il clan, in un modo o nell’altro, s’arricchiva. Ed è parlando della «cassa», che l’ex infiltrato di operazione “Decollo” disvelava agli ufficiali che lo interrogavano cosa ci potrebbe essere dietro la morte di Franco Cichello. Fratello di uno degli uomini di Peppone Accorinti, il boss di Zungri, era un ragazzetto che nella sua adolescenza si sarebbe reso protagonista di reati bagatellari durante le sue scorribande tra le campagne. «Aveva sedici-diciassette anni», raccontava Fuduli. In realtà, quando scomparve, ne aveva ventuno. «Fu legato e bruciato vivo, in una macchina, una Panda o una cosa del genere…». Il corpo carbonizzato fu ritrovato, appunto, nella discarica di Ionadi.

Quel segreto al funerale

Bruno, che era di Filandari, si recò a porgere le condoglianze alla famiglia e durante la veglia fu la madre a raccontargli cosa, poco tempo prima, le avrebbe raccontato il figlio, ovvero di quel tesoro nascosto tra le campagne. Quali campagne? Il Ros incalzava il suo vecchio ausiliario, che ribatteva: «Tra Filandari e Rombiolo… Verso Presinaci, Pernocari…». Gli ufficiali col mefisto conoscono bene, molto bene, anche quel territorio: «Dove ha la masseria Giovanni Mancuso…», annotava uno di loro. Una coincidenza interessante: Giovanni Mancuso, esponente della “dinastia degli undici”, viene considerato sul piano investigativo come il ministro delle finanze del clan. In quella zona Franco Cichello avrebbe scoperto il cunicolo che conduceva a quell’ambiente «sotto terra» in cui i soldi erano nascosti «a pallet proprio, bancali di soldi». L’ufficiale del Ros, era attento e perentorio nel combinare ogni informazione: «La famosa cassa centrale…». E Fuduli: «La famosa cassa centrale…». L’ex infiltrato: «Forse l’ha detto a qualcuno che l’ha tradito… O forse… L’hanno visto che tornava e l’hanno ammazzato».

 

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Giornalista
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