“Una stanza tutta per sé” in caserma a Reggio Calabria per le donne vittime di violenza

È stata inaugurata ieri nei locali del Comando provinciale dei carabinieri: uno spazio sicuro e protetto in cui accoglierle durante il delicato momento della denuncia

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di Redazione
20 dicembre 2020
10:05

Ieri, 19 dicembre, nei locali del comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria è stata inaugurata, in collaborazione con l’associazione Soroptimist Italia, “Una stanza tutta per sé”, già realizzata nel 2017 anche all’interno del comando gruppo carabinieri di Locri. Lo scopo è quello di sostenere la donna nel delicato momento della denuncia delle violenze subite e nel percorso verso il rispetto e la dignità della persona in un «luogo sicuro, protetto, dove le vittime di violenza possono parlare senza paura di ogni loro preoccupazione».

Le indagini statistiche italiane ed europee evidenziano la bassa percentuale delle donne vittime di violenza che denunciano e uno degli obiettivi di questa iniziativa è proprio quello di far emergere il sommerso, incoraggiandole a rivolgersi alle forze dell’ordine.


 

Le cause del fenomeno possono essere molte, ma certo l’ambiente protetto e accogliente aiuta la vittima a voler raccontare aspetti intimi della sua sofferenza. L’aula per le audizioni vuole creare, infatti, un ambiente che aiuti la donna a un incontro meno traumatico con gli investigatori, che la faccia sentire accolta e ascoltata, che le faccia percepire l’attenzione che si ha per i suoi gravi problemi.

Per questo sono state stabilite delle linee guida per l’arredo che tengono conto della psicologia dei colori e delle immagini, la stanza è, inoltre, dotata di un sistema audio video per la verbalizzazione computerizzata che evita alla vittima più momenti di testimonianza e che può servire per la fase processuale successiva.

 

Dopo il progetto iniziale avviato nel 2015, l’anno scorso la presidente nazionale Mariolina Coppola ha sottoscritto con il Comandante Generale dei carabinieri Giovanni Nistri un nuovo formale protocollo finalizzato a disciplinare l’attività di collaborazione nell’ambito del progetto e le linee guida per l’allestimento delle stanze. Un aspetto non trascurabile riguarda l’esigenza di diffondere tra il maggior numero possibile di donne la notizia dell’esistenza delle aule, di dove si trovano, di come raggiungerle e, anche, delle immagini fotografiche delle accoglienti stanze protette.

La casistica dei casi riscontrati, fa ben comprendere quanto risulti sempre di fondamentale importanza un tempestivo intervento per una rapida risoluzione delle violenze di tale specie, grazie alla sempre più crescente fiducia riposta nell’Arma dei Carabinieri da parte delle vittime.

 

Il comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria, inoltre, con l’introduzione della Legge n.69 del 2019, cosiddetta “Codice Rosso” e le linee guida redatte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, ha pianificato un protocollo operativo affidato ad una specifica rete di militari selezionati e coordinati dal responsabile della polizia giudiziaria a livello locale, che si identifica nel comandante del nucleo operativo e radiomobile della compagnia carabinieri competente per territorio del fatto reato.

Questa rete di supporto anti violenza, per la quale sono stati privilegiati militari di sesso femminile e/o comunque militari particolarmente sensibili al fenomeno della violenza di genere, ha approfondito e sviluppato il predetto protocollo attraverso la stesura di alcuni formulari e verbali al fine di essere tempestivi e completi in relazione al primo intervento e alla trattazione della comunicazione di notizia di reato da inviare all’Autorità Giudiziaria.

 

L’iniziativa è finalizzata ad accogliere in maniera idonea chiunque abbia bisogno d’aiuto, essendo state diramate a tale scopo, apposite direttive ai carabinieri nell’approccio comunicativo e nel primo ascolto della vittima, soprattutto in relazione all’empatia emotiva necessaria per far esternare e precisare alla persona offesa di un grave delitto, circostanze e dettagli sempre non certo facili da ricordare. Il messaggio che deve arrivare alle vittime è che esistono persone e luoghi pronti ad ascoltare le loro sofferenze e a intervenire per proteggerle.

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