Fase 3 Calabria: bachi da seta allevati grazie a un kit a domicilio, così San Floro combatte la crisi

VIDEO | Nidi di Seta si reinventa contro il Coronavirus. Grazie a video tutorial da fare in casa. E a breve la cooperativa riaprirà i battenti

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di Tiziana Bagnato
13 giugno 2020
19:47

La tradizione che si fa 3.0 per frenare le perdite del Covid e per entrare nelle case a dispetto della quarantena. Reinventarsi, crearsi una nuova anima come i bachi da seta che loro stessi allevano, per andare incontro ad orizzonti nuovi ed immaginabili come l’epidemia da Covid-19 che ha reso la loro cooperativa Nidi di Seta, immersa in un gelseto da tremila piante, nel comune di San Floro, non più raggiungibile da turisti, visitatori, studenti delle scuole o dei corsi di tessitura che offrono.

 

Seimila e cinquecento le presenze nello scorso anno, poi il Coronavirus ha tirato il freno mano oscurando alcuni dei mesi più intensi. Sono saltati gite, visite guidate, arrivi dall’estero per quel piccolo esemplare di mondo antico tanto ricercato.

 

Catanzaro fino alla fine dell’Ottocento è stata la capitale della seta, e attorno ad essa si era formato un circuito produttivo che tracciava una “via della seta calabrese”, un corridoio che congiungeva la costa tirrenica a quella ionica, circa 1.400 i chili di bozzoli prodotti.

 

In piccolo la cooperativa Nidi di Seta ha cercato di rianimare un passato lontano: dalla presa in gestione di un gelseto di proprietà comunale con il quale nutrire i bachi, all’allevamento di questi, fino alle produzione di tessuti, tinte per stoffe, confetture biologiche. Ma durante il lockdown per tenere testa al fermo imposto dal virus, l’antichità ha chiesto aiuto alla tecnologia.

 

E così tramite la creazione di video tutorial e l’invio di kit l’allevamento dei bachi da seta e l’arte della tessitura della seta sono arrivati nelle case.

 

Intanto si pensa alla riapertura, ad adattare questa realtà all’arrivo di centinaia di persone da Italia e estero nel rispetto delle norme anti Covid. Il bisogno di ripartire c’è e si sente, non solo nel racconto appassionato e mai retorico di Domenico, uno dei soci della cooperativa che si è spinto fino in Oriente per recuperare le tradizioni dell’arte della seta, ma anche dalle richieste che arrivano sia dall’estero che dall’Italia, dal desiderio di fare un’esperienza sensoriale e non solo.

Giornalista
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