Il ministro Provenzano in Calabria: «Il Sud non è un deserto, può giocare all'attacco»

VIDEO | A Cosenza, l'economista ha parlato della grande opportunità offerta dai contratti di sviluppo: «Dobbiamo iniziare a costruire “il diritto a restare”»

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di Pier Paolo Cambareri
9 dicembre 2019
15:25
Il ministro Provenzano
Il ministro Provenzano

«L’appello di Maurizio Landini? Condivisibile: al Sud serve l’industria per rilanciare lo sviluppo». Anche Giuseppe Provenzano, ministro della Coesione sociale, condivide l’analisi del segretario nazionale della Cgil e, da Cosenza, lancia un messaggio di forte apertura alle forze sociali che vivono quotidianamente i problemi legati alla crisi occupazionale e produttiva nel Mezzogiorno. Il punto, però, è comprendere come, una volta pianificato il percorso di rilancio industriale nel Mezzogiorno, sia possibile assicurare un «lavoro di qualità» per i tanti giovani che non vogliono andare via.


I Cis 

Intervenuto al confronto organizzato dalla Provincia per mettere in risalto le potenzialità legate ai Contratti istituzionali di sviluppo (Cis), Provenzano tiene il punto sulla mai risolta “Questione meridionale”, di cui si è occupato in veste di economista e vice presidente dello Svimez: «In Calabria dobbiamo iniziare a costruire “il diritto a restare”. I giovani devono essere liberi, cioè, di andare via ma devono avere l’opportunità di tornare se lo vogliono e soprattutto di costruire un futuro nei propri territori all’altezza delle proprie competenze».

Le “opportunità” tanto decantate da ogni pulpito politico-elettorale, cioè, che per Provenzano (siciliano proveniente dall’area interna della Trinacria e con una formazione all’Università di Pisa) rappresentano la vera scommessa del nuovo Governo. I Cis, rispetto al passato, hanno una caratteristica fondamentale: mettono insieme diversi attori, diverse esperienze, diversi mondi obbligati a trovare strategie comuni di crescita che siano pienamente aderenti alle caratteristiche dei territori. Quindi, nulla di astratto stavolta. E neanche interventi a pioggia, ma fondi e finanziamenti mirati, strettamente legati ai progetti che verranno discussi e messi in pratica.

 

«Il Sud non è una causa persa»

La Calabria, ad esempio, ha tante eccellenze su cui fare leva. «Il senso di questa iniziativa, e dei Cis, è quello di dimostrare che il Sud non è un deserto, non è una causa persa. Ma proprio qui si può fare eccellenza. Il valore dell’Università, in particolare a Cosenza, dimostra come questa regione possa iniziare a giocare non in difesa, ma all’attacco».

E una prima “offensiva” è stata lanciata nel confronto di stamattina: nella sala del Consiglio provinciale erano presenti i segretari regionali del mondo sindacale e numerosi sindaci e tanti imprenditori. A tutti loro, coordinati dalla Provincia stessa, spetterà il compito di mettere in campo progetti che vadano nella direzione appena illustrata dal ministro. Franco Iacucci, presidente dell’ente, in questo senso è stato laconico: «Non soltanto abbiamo il dovere di provarci, ma è nostro compito riuscirci». Una nuova scommessa, insomma, sul cui esito felice sembra registrarsi un certo ottimismo.

Pier Paolo Cambareri

 

 

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