Cosenza

Mazzuca (Pd): «La fine del commissariamento è l’inizio di un nuovo capitolo»

Intervista al presidente del Consiglio comunale. Dal nuovo ospedale alla città unica, passando per il futuro del Partito democratico: «Le correnti non sono il vero problema. È peggio quando manca la legittimazione dei calabresi».

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di Antonio Clausi
18 gennaio 2022
16:58

Giuseppe Mazzuca detta i ritmi dell’agenda di Palazzo dei Bruzi. Da Presidente del Consiglio comunale traccia un primo bilancio a «quasi 60 giorni effettivi dal vero insediamento», ma spazia anche nel campo politico. È componente dell’assemblea nazionale del Partito Democratico, nonché uno dei punti di riferimento del PD di Cosenza. E’ stato lui, giovedì scorso, a consegnare le firme a sostegno delle candidature di Vittorio Pecoraro e Rosi Caligiuri, dando così il via alla fase congressuale in provincia e in città.

L'intervista

Nella sua intervista a al nostro network rilancia l’idea del sito più idoneo alla costruzione del nuovo ospedale a Cosenza. «L’area da noi individuata è Vaglio Lise», taglia corto. Poi ribadisce la necessità che siano i territori ad esprimere i rappresentanti nei circoli e parla di «indicazioni che talvolta si tramutavano in imposizioni», riferendosi ad alcuni input capitolini.


Presidente, dunque, il Pd rinasce. O, come sottolinea il nuovo segretario regionale Nicola Irto, si “rigenera”. E partiamo allora dalla bella notizia: la fine del commissariamento. Perché, questa, è davvero una bella notizia?
«Sì. Lo è. Finalmente ripartiamo con un segretario, a breve avremo anche quelli provinciali. Riportiamo nelle sedi giuste, nelle assemblee e nelle segreterie, le eventuali decisioni che spettano ai calabresi e ai singoli componenti del Pd». 

Il tema delle correnti. Irto dice: facciamole esplodere, pur nella diversità di vedute. Lei che ne pensa?
«Ci sono appartenenze a gruppi che la vedono con sfumature diverse. Ma non è nulla di differente rispetto a ciò che accade a livello nazionale. Per me il punto cardine è ripartire con la legittimazione dei calabresi. C’è stata una larga convergenza sul nome di Irto, ma un uomo solo al comando è chiaro che non va da nessuna parte. Sarà suo compito creare una segreteria, una direzione e gli organi ufficiali che lo coadiuveranno. C’era stata l’altra candidatura di Franchino, che è una persona rispettabilissima, ma è venuta meno per le questioni che tutti sanno».

Andiamo al tema degli input romani che hanno caratterizzato, sino ad oggi, la vita del partito. Ma quand’è che sarà la base a guidare realmente le posizioni del Pd e non viceversa?
«Questa fase è già iniziata con l’elezione di Irto. Il partito si confronterà con Roma, ma non sarà suddito della Capitale. Quando c’è un commissariamento, molte volte le indicazioni diventano imposizioni. Se non si ha il polso del territorio, specialmente quando si proviene da fuori regione, non si raggiungono i risultati auspicati». 

Andiamo nel dettaglio…
«Negli ultimi due anni sono maturate sonore sconfitte, con distacchi pesanti figli di scelte probabilmente imposte che non hanno avuto poi gli esiti sperati. A tal proposto vorrei fornire un dato, per me caratterizzante».

Prego.
«Per la prima volta nella storia del regionalismo in Calabria la lista di un candidato presidente non ha raggiunto il quorum e non ha espresso alcun rappresentate nel Consiglio. Questo fa capire che ci sia stato un errore nella costruzione e nell’individuare il candidato presidente. Nulla contro Amalia Bruni, ma il cambio in corsa è stato il sigillo di una sconfitta preannunciata».

L’ultimo tesseramento ha visto concentrare le adesioni nei comuni popolosi, altrove numeri molto bassi. Che interpretazione dà?
«Senza le segreterie e senza i rappresentanti dei territori, ci sono state problematiche. In periodo di commissariamento si garantisce meno partecipazione democratica senza figure di riferimento. Per il tesseramento 2022 sarà differente. Oggi ci siamo fermati a 3200 iscritti certificati in provincia di Cosenza, l’obiettivo è far crescere il dato».

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