Cardiochirurgia Catanzaro, il primario del policlinico: «Non si sminuisca la sanità pubblica»

Pasquale Mastroroberto interviene nel dibattito alimentato dall'imminente chiusura del Sant'Anna Hospital e puntualizza i dati e i risultati conseguiti dal reparto universitario  

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8 gennaio 2021
19:30
La cardiochirurgia del policlinico universitario
La cardiochirurgia del policlinico universitario

«La sospensione delle attività del Sant’Anna Hospital rappresenta sicuramente un danno per tutta la sanità calabrese visto tutto quello che è stato prodotto in oltre venti anni nell’ambito della cura delle patologie cardiovascolari per cui sono personalmente vicino a tutti i lavoratori che, ritengo, siano quelli maggiormente danneggiati da questa vicenda». Così interviene nel dibattito nato alimentato dall'imminente chiusura del Sant'Anna Hospital di Catanzaro, il primario nell'unità operativa complessa di Cardiochirurgia del policlinico universitario Pasquale Mastroroberto.

Il buon lavoro del Sant'Anna

«Conosco bene tutto quello che è stato fatto vista la mia esperienza ultratrentennale in Calabria. Inoltre, ricordo che il Sant’Anna Hospital è convenzionato con la Scuola di Specializzazione in Cardiochirurgia che dirigo e contribuisce insieme alle unità operative complesse di Cardiochirurgia dell’azienda Mater Domini e del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria a costituire la rete formativa per gli specializzandi dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Quindi chi più di me non può che volere una rapida soluzione delle problematiche legate al Sant’Anna Hospital.


Informazioni strumentali

Detto questo mi sembra che alcune informazioni o dichiarazioni - anche di politici e parlamentari - che riguardano direttamente le due unità operative complesse pubbliche, quella Universitaria e quella di Reggio Calabria, sono state utilizzate in modo strumentale e necessitano non di smentite ma di considerazioni inconfutabili. Sostenere che il Sant’Anna Hospital è "l’unico presidio calabrese altamente specializzato nell’erogazione di servizi legati alla Cardiochirurgia" e "che a detta degli esperti rappresenta la prima voce del deficit di bilancio atteso che gli altri due centri cardiochirurgici che insistono sul territorio regionale, ossia il Policlinico Universitario Mater Domini e l’Ospedale di Reggio Calabria, non sono nelle condizioni di poter assorbire il drammatico e paventato “esodo” sopra menzionato" significa non essere al corrente o far finta di non conoscere la realtà delle strutture pubbliche che quotidianamente  forniscono un servizio di altrettanta eccellenza pur tra mille difficoltà.

I numeri del policlinico

La sola Cardiochirurgia universitaria effettua oltre 350 interventi l’anno anzi proprio nell’anno della pandemia da Covid 19 ha incrementato del 15% il numero di interventi rispetto al 2019 e, quindi, è pronta a soddisfare le richieste dei pazienti attualmente in lista di attesa, se interpellata. Proprio per evitare una emorragia di denaro pubblico correlata alla emigrazione sanitaria da quasi due anni ho chiesto ai vari commissari straordinari che si sono succeduti alla guida del policlinico Mater Domini di potere incrementare questi numeri visto l’aumento delle richieste da parte dei cittadini calabresi. La lotta all’emigrazione sanitaria viene affrontata quotidianamente da tutte le strutture cardiochirurgiche calabresi siano pubbliche o private e le strutture pubbliche possono far fronte a qualsiasi richiesta solo con un minimo sforzo dal punto di vista dell’implementazione del personale, ad esempio, il personale medico di anestesia e terapia intensiva, infermieri, operatori sociosanitari.

I risultati 

Le risorse tecnologiche ed i risultati della Cardiochirurgia che dirigo sono di altissima qualità e devo ancora una volta ricordare a tutti che gli ultimi dati forniti da Age.Na.S. e quindi dal Ministero della Salute hanno collocato la Cardiochirurgia Universitaria al sesto posto in Italia e prima nel Centro-Sud per mortalità dopo interventi per patologie valvolari cardiache e tra i primi venti centri nazionali per mortalità dopo bypass aortocoronarico isolato ben al disotto della media nazionale quindi a livelli di eccellenza al servizio di tutta la Regione e, ribadisco, per combattere con i fatti la emigrazione sanitaria troppo spesso alimentata da pregiudizi e mancata conoscenza dei fatti.

Concludo invitando a sostenere nella loro battaglia i 300 lavoratori del Sant’Anna senza però tirare in ballo la Cardiochirurgia Universitaria con dichiarazioni e numeri non corrispondenti a verità e confronti che in questo momento sono perlomeno fuori luogo. Sono sicuro che tutto si risolverà in modo positivo e che le autorità preposte si adopereranno in modo costruttivo per riportare tutto in condizioni di normalità e preservare le eccellenze in campo sanitario con una azione finalmente decisa e decisiva e con parallelo miglioramento significativo anche delle strutture pubbliche».

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