Via delle stelle

Le nuove sfide dell’Hospice di Reggio che cura malati terminali: «È tempo che la struttura diventi pubblica»

Il presidente della fondazione Vincenzo Trapani Lombardo che gestisce il presidio di eccellenza nel campo delle cure palliative: «Un sorriso e una carezza a volte fanno più bene delle medicine». La direttrice sanitaria Ines Barbera: «Ci concentriamo sulla persona non solo sulla malattia» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Anna Foti
18 maggio 2022
09:30

«L’hospice Via delle Stelle è un’esperienza bellissima che guarda al futuro. Il consiglio di amministrazione dell’omonima Fondazione, in parte rinnovato, infatti punta a intraprendere la sfida strategica verso la trasformazione da struttura privata convenzionata a struttura pubblica, al fine di rendere sostenibile e stabile la gestione della stessa struttura». Vincenzo Trapani Lombardo, prima direttore sanitario e oggi al suo terzo mandato di presidente della fondazione che gestisce l’hospice Via delle Stelle di Reggio Calabria, indica e motiva così i propositi del consiglio di amministrazione della struttura dedica alle cure palliative, ormai punto di riferimento per il territorio.

«Quando in un bilancio le spese sono sempre superiori alle entrate, andare in passivo è inevitabile. Non è pensabile fare economie di mercato quando si gestiscono spese vive di cui non si può fare e meno come gli stipendi, i farmaci e i servizi come il vitto che ci impegniamo a garantire in linea con gli standard delle cure palliative. Certamente ricorrendo ad un catering ridurremmo di un terzo le spese che oggi affrontiamo per il cuoco e l’aiuto cuoco ma così facendo non rispetteremmo gli standard di qualità previsti. Stesso dicasi per le prestazioni infermieristiche e sanitarie che devono essere in linea con questi standard, funzionali in concreto a garantire una sanità a dimensione umana», sottolinea il presidente dell’hospice Via delle Stelle, Vincenzo Trapani Lombardo che, sulla scorta della sua ultradecennale esperienza in hospice, mette in luce anche alcuni aspetti che, in costanza di tale vitale trasformazione, sono fondamentali da preservare.


Hospice Via delle stele, sfida e le priorità

«Non crediamo ci siano altre strade percorribili per gestire stabilmente il personale di cinquanta dipendenti e tutte le spese vive, pur continuando contare poi sulle donazioni private, per poter garantire certi standard di qualità. Per quanto convinti che questo sia la strada da imboccare, non nascondiamo alcune preoccupazioni che diventano delle raccomandazioni con riferimento alla salvaguardia dei livelli occupazionali, garantendo alle professionalità formatesi in questi anni di restare, e della qualità delle prestazioni, con l’istituzione di un comitato etico che possa vigilare sul mantenimento dei livelli già raggiunti e consolidarli sempre di più. Altrettanto fondamentale è la necessità che tutte le forze politiche e sociali sostengano questa trasformazione e siano consapevoli della sua centralità per un miglioramento complessivo della nostra sanità», evidenzia ancora Vincenzo Trapani Lombardo.

L’Hospice Via delle stelle oggi ospita dieci persone malate terminali in degenza e eroga assistenza domiciliare a circa trenta-quaranta persone. Si tratta di una realtà di eccellenza nel campo delle cure palliative, diritto essenziale e non accessorio dei pazienti terminali, da sempre impegnata a ribaltare il paradigma dell’avvicinamento alla morte con il riconoscimento della dignità e il miglioramento della qualità della vita che resta e che quindi c’è qui e ora.

Hospice Via delle stelle, le cure

«Un sorriso, una carezza, una parola a volte possono fare più di una medicina. Noi tocchiamo con mano quotidianamente come migliorare l’aspetto relazionale della vita del paziente terminale equivalga a migliorare anche quello sanitario e questo dovrebbe farci riflettere molto», sottolinea ancora il presidente Vincenzo Trapani Lombardo, proprio a ridosso della giornata nazionale del Malato oncologico.

«Esiste una forte connessione tra le malattie oncologiche e le cure palliative, anche se queste ultime non sono riservate solo ai pazienti oncologici ma anche a quelli cardiologici e neurologici, ai pazienti con malattie croniche a diagnosi infausta che non rispondano più ad una terapia attiva e per i quali diventino essenziali le cure palliative. Spesso si commette l’errore di considerare quest’ultime inefficaci e superflue laddove invece esse hanno una loro specifica e significativa valenza. Il termine deriva dal mantello romano Pallio che offriva protezione a tutto il corpo. Dunque si tratta di una cura rivolta alla persona nella sua interezza, alla dimensione individuale e a quella sociale, alla componente fisica e a quella psicologica. Le cure palliative, infatti, non tralasciano alcun aspetto della persona, rivelandosi capaci di produrre effetti benefici anche sulla sfera sanitaria», spiega ancora il presidente Vincenzo Trapani Lombardo.

«A noi interessa la qualità della vita. Quando le terapie attive non possono essere più efficaci, ciò che siamo chiamati a garantire è che si possa vivere nel miglior modo possibile. Grazie anche al volontariato, e alle numerose iniziative culturali rivolte alle persone in cura e ai familiari, noi siamo in grado di qualificare ancora di più la nostra attenzione alla dimensione umana e relazionale con effetti benefici anche dal punto di vista sanitario. In questo modo possiamo contribuire a dimostrare che qualsiasi fase della vita può essere apprezzabilesottratta alla sola attesa della morte», evidenzia ancora il presidente Vincenzo Trapani Lombardo.

Barbera: «In mezzo c’è vita»

«Nel mezzo tra il progredire in senso negativo della patologia, che poi esiterà nella morte, e la fine c’è vita, c’è una famiglia, ci sono la dignità e il ruolo sociale dello stesso paziente, c’è il diritto alla qualità di quella stessa vita», evidenzia Ines Barbera, specialista in chirurgia oncologica e direttrice sanitaria dell’hospice Via delle Stelle di Reggio Calabria.

«La multidimensionalità con cui le cure palliative affrontano il problema, non concentrandosi solo sull’aspetto fisico ma sulla globalità dell’essere umano e della persona, consente a quella fase dell’esistenza, anche se c’è la morte nella prospettiva, di essere affrontata al meglio. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che trattasi della tappa finale della vita aggravata dalla condizione ulteriormente dolorosa in cui versano la persona malata e i familiari, che si ritrovano scartati dalle cure attive. Nonostante questo “scarto” spesso traumatico e difficile, anche per il medico che deve comunicare la brutta notizia, loro sono ancora lì con bisogni che vanno colti e soddisfatti», sottolinea ancora la direttrice sanitaria dell’hospice, Ines Barbera.

«Una buona qualità della vita oltre la malattia»

«Da questo punto di vista il legislatore del 2010 con la legge 38 è stato un visionario, puntando anche sull’attivazione precoce delle cure palliative, attraverso le simultaneous care, ossia con un’assistenza di tipo psicologico, fisico ed emotivo da affiancare alle terapie ordinarie, ha inteso tracciare un percorso affinché la transizione fosse guidata e fosse reso graduale e non brusco il passaggio dalle cure attive a quelle soltanto palliative, quando le prime non sarebbero state più efficaci. Un intervento per concretizzare la possibilità di una buona qualità di vita in corso di malattia guaribile e oltre», conclude la direttrice sanitaria dell’hospice Via delle Stelle di Reggio Calabria, Ines Barbera.

 

 

Giornalista
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